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Reati fiscali, il legittimo rappresentante deve pagare

del 08/03/2013
di: di Debora Alberici
Reati fiscali, il legittimo rappresentante deve pagare
Per i reati fiscali commessi in favore di una società è legittimo il sequestro sui beni del rappresentante legale invece che su quelli dell'azienda se questa è già fallita.

Lo ha sancito la Corte di cassazione con la sentenza n. 10682 del 7 marzo 2013.

In sostanza la quarta sezione penale ha confermato il sequestro, diretto, finalizzato alla confisca sui beni di un imprenditore che non aveva versato delle ritenute fiscali per conto della sua società.

Lui si era difeso sostenendo che le autorità avrebbero prima dovuto rivalersi sui beni dell'azienda e poi sui suoi. A questa obiezione, nel giudizio di merito bis, i giudici hanno risposto che al momento della richiesta del sequestro era già intervenuta la dichiarazione di fallimento.

La tesi è stata condivisa dalla Cassazione che ha infatti bocciato il gravame presentato dal manager.

Ad avviso dei giudici con l'Ermellino, infatti, il tribunale del riesame ha quindi valutato l'impossibilità di disporre il sequestro preventivo in via diretta. Ciò non derivava dalla mancata richiesta di sequestro in forma specifica da parte del pubblico ministero, bensì dall'avvenuto fallimento e tale situazione aveva legittimato il pubblico ministero a chiedere al gip il sequestro per equivalente, finalizzato alla confisca ex art. 322 ter cp.

«Tale decisione», si legge nel passaggio finale della sentenza, «appare pertanto fondata su di una valutazione di merito del giudice di rinvio, non sindacabile in sede di legittimità, che ha ritenuto che, allo stato, non fosse utilmente perseguibile il sequestro preventivo in forma diretta, in considerazione del fallimento in cui versava la società che faceva ritenere inutile tale provvedimento cautelare».

Inutili i motivi di ricorso presentati al Palazzaccio. Secondo la difesa nella specie i giudici di merito hanno accertato in punto di fatto che il profitto del reato, costituito dalle somme corrispondenti alle ritenute di cui era stato omesso il versamento al fisco, si trovava ancora nelle casse della società che di tale profitto era stata l'unica beneficiaria per l'intero ammontare. Anche la Procura generale del Palazzaccio aveva sollecitato al Collegio di legittimità lo stesso epilogo.

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