L'autonomia ristretta degli enti di previdenza privati, dunque, di cui si è tornato a parlare durante il Professional day del 19 febbraio scorso, non è solo una faccenda di giurisprudenza di cui dibattere in un convegno di fini giuristi. Qui serve una scelta politica responsabile. Non si tratta di stabilire se i provvedimenti diretti alle amministrazioni dello Stato si applicano anche ai soggetti privati con funzione pubblica, ma quanto si tratta di toccare con mano la sostanza delle cose: la sottrazione di importanti risorse impedisce che la previdenza privata possa fornire un sistema di welfare stabile e completo ai propri iscritti. Anche perché la spending review 2012-2013 non taglia solo risorse: limita la spesa. E allora qui dobbiamo intenderci: non è possibile predicare, da una parte, che gli enti di previdenza privati debbano sostenere il lavoro e l'occupazione libero professionale e, d'altra parte, sottrarre risorse che servono a svolgere quella stessa funzione. Anzi, se veramente si tratta di evitare politiche recessive, quei 4 milioni sottratti alle Casse nel 2012, di cui 160 mila provengono dall'Eppi, fanno veramente pensare: come si contiene la caduta del reddito che tocca tutti i settori della libera attività se non con questi soldi? E con quali risorse ripartire, altrimenti?
