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Commercialisti in tribunale per le deliberazioni

del 22/02/2013
di: Debora Alberici
Commercialisti in tribunale per le deliberazioni
Le deliberazioni rese in materia disciplinare dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti sono impugnabili di fronte al Tribunale in quanto si verte in materia di diritto soggettivi postestativi.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 4370 del 21 febbraio 2013, ha confermato 24 mesi di sospensione a carico di un professionista arrestato per bancarotta fraudolenta, dichiarando inammissibile il ricorso dell'uomo che avrebbe prima dovuto rivolgersi al Tribunale. La questione, affrontata per la prima volta in sede di legittimità, è stata sollevata d'ufficio dal Collegio. In proposito i Supremi giudici precisano che anche dopo la riforma delle professioni classe 2005, questo genere di ricorsi devono passare per il tribunale. Sul punto in sentenza si legge che «le deliberazioni rese in materia disciplinare dal Consiglio nazionale dell'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili - pur non avendo l'art. 32 del dlgs 28 giugno 2005, n. 139, testualmente riprodotto il precedente assetto di generalizzata impugnativa dinanzi agli organi della giurisdizione ordinaria, indicato dal previgente art. 28 del dpr 27 ottobre 1953, n. 1067 - possono essere impugnate dinnanzi al tribunale, trattandosi di materia che coinvolge situazioni di diritto soggettivo perfetto, sottratte a discrezionalità amministrativa, con conseguente giurisdizione del giudice ordinario e, segnatamente, del tribunale del luogo dove ha sede il Consiglio che ha emesso la deliberazione». Questo perché, spiega ancora la Suprema corte, la pretesa punitiva esercitata dal consiglio dell'ordine nei confronti degli illeciti disciplinari commessi dai propri iscritti ha natura di diritto soggettivo potestativo, sia pure di natura pubblicistica.

Insomma, per un mero vizio di forma, resterà sospeso per ben due anni un commercialista di Milano, arrestato per bancarotta fraudolenta di una società cooperativa fallita nel 2002.

Di diverso avviso la Procura generale della Suprema corte di cassazione che, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 18 gennaio, aveva chiesto al Collegio di legittimità di decidere nel merito respingendo tutti i motivi di ricorso presentati dal professionista.

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