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In carcere l'amministratore, evasore incallito

del 21/02/2013
di: di Debora Alberici
In carcere l'amministratore, evasore incallito
Resta sotto custodia in carcere o ai domiciliari l'evasore fiscale incallito anche se si è dimesso dalla carica di amministratore.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 8072 del 20 febbraio 2013.

In particolare la terza sezione penale del Palazzaccio ha confermato la custodia cautelare in carcere poi sostituita con i domiciliari a carico dell'ex amministratore unico di varie società coinvolto in numerose inchieste penali per evasione fiscale e uso di fatture false.

Per sfuggire alla custodia l'uomo si era dimesso da ogni incarico ed era stato sostituito da un nuovo cda, un collegio di professionisti.

Ma questa circostanza era sembrata insufficiente al Tribunale delle libertà di Bologna per scarcerare l'indagato, proprio in relazione alla sua propensione a delinquere e a truffare il fisco. Inutile per la difesa sostenere questa tesi anche di fronte alla Suprema corte di cassazione che ha ritenuto il gravame illegittimo confermando e rendendo definitiva la misura cautelare. Sul punto i giudici con l'Ermellino, in fondo alle motivazioni, hanno precisato che l'ordinanza impugnata ha affrontato la questione alle pagine 16 e seguenti rilevando che sussiste il pericolo attuale e concreto di reiterazione di reati analoghi perché la nomina di un nuovo cda per le società coinvolte nella vicenda non esclude in maniera assolutamente certa che l'influenza dell'imprenditore possa essere esercitata su di esso, date le capacità «persuasive di occulto manovratore già dimostrate e l'attuale ruolo di amministratore di fatto in un'altra azienda di famiglia» che potrebbe indurlo a operare al suo interno con ulteriori comportamenti illeciti; ancora, il Tribunale delle libertà emiliano ha considerato la pericolosità anche desumendola dai precedenti penali. L'altro motivo, quello con il quale l'uomo aveva chiesto la sostituzione della custodia in carcere con i domiciliari non è stato neppure esaminato dalla Corte perchè nelle more del giudizio la misura è stata sostituita dai giudici di merito.

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