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Dalle parti sociali siglata l'intesa sulla formazione

del 14/02/2013
di: Simona D'Alessio
Dalle parti sociali siglata l'intesa sulla formazione
Apprendistato «troppo poco utilizzato» (su 570 mila contratti, soltanto 1.723 giovani hanno potuto ottenere un titolo, o una qualifica), perciò va «snellito l'iter burocratico», creando offerte su misura e disponendo ulteriori «incentivi». E le forme di alternanza scuola-lavoro, i tirocini «depurati da ogni abuso» e tutti gli strumenti per l'acquisizione di competenze devono essere diffusi nel tessuto imprenditoriale «in modo capillare». È quanto prevede l'accordo siglato ieri da Confindustria e Cgil, Cisl e Uil contenente idee per valorizzare l'apprendimento, stimolare l'occupazione e la crescita economica, partendo dal presupposto che l'azienda «è il contesto idoneo per lo sviluppo delle professionalità», così come «gli istituti d'istruzione lo sono per ricavarne conoscenze». Nel panorama italiano un ragazzo su tre fra i 15 e i 29 anni non studia, né ha un impiego (il 23,4% nella fascia d'età considerata, dei quali oltre la metà possiede al massimo la licenza media), pertanto le parti propongono che stage e progetti di alternanza scuola-lavoro siano promossi nell'intero ciclo educativo; soltanto così si costituirà il meccanismo per avviare le nuove generazioni verso «un serio bilancio di competenze», che includa ogni attività svolta, fra cui il volontariato, mettendo fine al fenomeno dei «curricula con poche, o scarse esperienze».

Inadeguata, è poi, l'istruzione tecnico-professionale, malgrado la penisola sia composta per il 70% da pmi operative nel settore manifatturiero: nel documento si rammenta come manchino all'appello «molti profili» ricercati dall'industria, dunque l'organizzazione di viale dell'Astronomia e i tre maggiori sindacati sono pronti a impegnarsi in percorsi di orientamento per indirizzare sempre più persone verso lo studio di tali materie, coinvolgendo realtà produttive «virtuose» che potrebbero avvalersi della loro collaborazione, una volta terminato il percorso. Stesso discorso per la formazione universitaria (e non) degli Its, gli Istituti di alta specializzazione tecnologica post-secondaria di durata biennale, per cui è stata erogata di recente una seconda tranche di sovvenzioni pari a 14 milioni: si imporrà una «scelta rigorosa sui finanziamenti», privilegiando le strutture che agiscono a stretto contatto con le imprese e offrono concrete opportunità d'inserimento ai giovani.

Quanto, infine, ai fondi interprofessionali per la formazione continua dei lavoratori (disciplinati dalla legge 388/2000) «servirà un forte riconoscimento della loro autonomia, rispetto alla politica, che tende a considerare tali contributi cosa propria», dice a ItaliaOggi Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, ricordando che la posta in gioco è elevata, poiché si tratta di «risorse pari a 400-500 milioni annui», da usare adeguatamente per aggiornare gli occupati nell'intera carriera.

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