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Liti: conciliare preventivamente dai consulenti

del 12/02/2013
di: La Redazione
Liti: conciliare preventivamente dai consulenti
La legge Fornero ha portato una novità nella deflazione preventiva del contenzioso in materia di lavoro. Si tratta della introduzione del tentativo preventivo di conciliazione, istituto che interviene in assenza sia di una controversia sia di un provvedimento avverso il quale opporre eventuali proprie ragioni. Il tentativo è preventivo, proprio nel senso che precede e anticipa qualsiasi discussione in ordine ad un provvedimento (il licenziamento) non ancora irrogato, essendo, anzi, proprio la sua promozione prima della irrogazione del licenziamento, una delle condizioni di liceità dell'assolvimento dell'obbligo di legge. È soggetto a questo obbligo il datore di lavoro il cui requisito dimensionale rientri nell'egida dell'art. 18, comma 8 St. lav., come chiarito dalla circolare n. 3/2013 del Ministero del lavoro – Direzione generale per l'attività ispettiva. È competente ai fini in discorso la commissione di conciliazione presso la Dtl del luogo dove il lavoratore presta la sua opera (art. 7, comma 1). La comunicazione di avvio della procedura ha un contenuto ben specifico individuato dalla legge, con elementi obbligatori (dichiarazione della intenzione di procedere al licenziamento per gmo e indicazione dei motivi) e una parte facoltativa (eventuali misure di assistenza alla ricollocazione del lavoratore interessato). Il momento in cui la comunicazione è ricevuta dalla Dtl segna l'inizio della procedura, dal quale decorrono i termini, oltre al decorso degli effetti del licenziamento, eventualmente irrogato in caso di esito negativo.

Assistenza e rappresentanza delle parti. I soggetti abilitati. Nel nuovo istituto non ci sono peraltro novità in materia di rappresentanza e assistenza. La chiarezza della norma (art. 5, comma 5, legge n. 604/66) non consente chiavi di lettura diverse da quelle immediatamente risultanti dal dato testuale della norma: ampiezza per i rappresentanti sindacali, indipendentemente dalla loro rappresentanza in azienda o rappresentatività territoriale; tassatività nella individuazione delle figure professionali, avvocati e consulenti del lavoro; tertium non datur. In sostanza, il legislatore ha individuato le due figure professionali di giuslavoristi che garantiscono una profonda conoscenza della materia e una consolidata esperienza nelle relazioni sindacali e nelle dinamiche industriali. Per i consulenti del lavoro vale altresì l'inclinazione deflativa insita nello svolgimento dell'attività. Per quanto concerne i termini indicati dalla legge devono ritenersi, oltreché perentori, intimamente connessi alla funzionalità ed efficacia del procedimento che, ove privato della perseguita celerità, risulterebbe un vago e inutile orpello dilatorio. Non sono previste deroghe, se non su esplicita richiesta di entrambe le parti, finalizzata alla conclusione dell'accordo (ove ciò non accada, eventuali responsabilità di tale inutile differimento saranno redatte a verbale, con le conseguenze che la legge pone a carico assegnando al giudice tale compito). L'altra eccezionale ipotesi è rappresentata dall'impedimento giustificato del lavoratore, fino ad un massimo però di 15 giorni. Trascorso detto termine, dovrà darsi atto in ogni caso dell'esito negativo del tentativo, con la possibilità per il datore di lavoro di irrogare legittimamente il licenziamento.

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