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Superstipendi Amministratori: rischio elusione

del 12/02/2013
di: di Debora Alberici
Superstipendi Amministratori: rischio elusione
Il fisco può sindacare i compensi degli amministratori della società. Infatti può disconoscere all'impresa le deduzioni operate a fronte di uno stipendio sproporzionato e non giustificato, bollando l'operazione come elusione fiscale.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 3243 dell'11 febbraio 2013, ha respinto il ricorso di una srl.

La sezione tributaria, in questa interessante motivazione, ha chiarito espressamente che rientra nei poteri dell'Amministrazione finanziaria la valutazione di congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni, anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi negli atti giuridici d'impresa, con possibile negazione della deducibilità di un costo ritenuto insussistente o sproporzionato, non essendo l'Ufficio vincolato ai valori o ai corrispettivi indicati nelle delibere sociali o nei contratti. Ovviamente il contribuente può sempre fornire la prova contraria.

E poi i giudici con l'Ermellino hanno applicato il principio generale in tema di abuso del diritto, stabilendo che è inopponibile all'Amministrazione finanziaria il risultato elusivo ottenuto dall'impresa nel «conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l'uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei a ottenere un'agevolazione o un risparmio d'imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici».

In altri termini, ecco le parole usate dalla Cassazione, «la deducibilità ai sensi dell'articolo 62 del dpr n. 917 del 1986 dei compensi degli amministratori non implica che gli uffici finanziari siano vincolati alla misura indicata in delibere sociali o contratti, rientrando nei normali poteri dell'ufficio la verifica dell'attendibilità economica delle rappresentazioni esposte nel bilancio e nella dichiarazione».

In sentenza non viene precisato il compenso dato all'amministratore unico, oggetto di attenzione da parte dell'amministrazione finanziaria che, disconoscendo il costo sostenuto dalla società perchè «sproporzionato» (è questo l'unico dato utile), ha emesso con due cartelle esattoriali il recupero a tassazione.

L'impresa le ha impugnate di fronte alla ctp di Sondrio che ne ha invece confermato la validità. Quindi il ricorso alla Ctr da parte della difesa dell'azienda ma, ancora una volta, senza successo.

A questo punto la società ha presentato ricorso in Cassazione contestando il potere dell'amministrazione finanziaria di sindacare sui compensi dell'amministratore unico. Ma la sezione tributaria ha completamente disatteso la linea difensiva confermando e rendendo definitivo il verdetto di merito. Insomma la Suprema corte ha deciso nel merito ritenendo assolutamente legittimi gli atti impositivi spiccati dall'ufficio delle imposte per il recupero dei maggiori tributi in relazione a costi sproporzionati.

Quindi d'ora in avanti qualunque spesa che al fisco apparirà eccessiva potrà essere bollata come elusione fiscale.

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