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Le p.a. si organizzano per estirpare la corruzione

del 07/02/2013
di: La Redazione
Le p.a. si organizzano per estirpare la corruzione
Piano triennale di prevenzione della corruzione, trasparenza e accessibilità degli atti via web e mappatura delle aree a rischio di illeciti (autorizzazioni, gare d'appalto, concorsi ecc.): dalla legge 190/2012 non derivano «semplici adempimenti burocratici» per le amministrazioni pubbliche, ma strumenti efficaci per arginare l'illegalità. Entro 120 giorni dall'entrata in vigore della norma (30 marzo 2013), infatti, specifiche intense in sede di Conferenza unificata ne disciplineranno l'attuazione, con l'obiettivo di fermare il dilagare del malaffare nella p.a. che, ricorda la Corte dei conti, sottrae alla collettività almeno 60 miliardi all'anno. Eppure il testo, che punta a favorire «forme di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse» risulta a tratti poco convincente, ad esempio nell'identificazione dei «fronti sensibili» nei quali potrebbero svilupparsi fenomeni criminali (come le concessioni e gli ausili pecuniari pubblici), perché «si tratta di categorie così generiche e astratte da essere quasi inutili». Fra gli aspetti positivi, c'è la previsione di percorsi di formazione anche sui temi dell'etica e della deontologia, perché così «si rivaluta la figura nobilissima del dirigente». Per Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e presidente di Legautonomie, l'associazione che ha organizzato il seminario a Roma, per analizzare le norme anticorruzione e il sistema di vigilanza negli enti locali, «gli amministratori dovranno mettere al centro la trasparenza. Serve, però, un'autodisciplina che consenta all'Italia di smettere di sprofondare nelle classifiche internazionali», essendo ormai al 72° posto per il tasso di illegalità percepita, superata dal Ghana. Non mancano «luci» nella 190, dichiara Paolo Ielo, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma, già membro del «pool di Mani pulite» a Milano: «È stato, infatti, introdotto nel nostro ordinamento il traffico di influenze illecite, permettendo così di inquadrare quella «terra di nessuno» dei cosiddetti faccendieri, un'area di reati che si trova immediatamente prima dei fatti corruttivi». Tuttavia, per reprimere tali fenomeni occorrono «poche e chiare regole, non tante norme con continui rimandi legislativi. Così», ammonisce il pm, rievocando l'esperienza di Tangentopoli, «si agevola la corruzione».

Simona D'Alessio

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