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Pagamenti senza causale Bancarotta per distrazione

del 06/02/2013
di: Debora Alberici
Pagamenti senza causale Bancarotta per distrazione
Dev'essere punito per il più grave reato di bancarotta per distrazione e non preferenziale l'imprenditore che, a ridosso del fallimento, fa dei pagamenti senza causale. Infatti questo non vuol dire aver preferito un creditore a un altro ma aver distratto somme che hanno portato al dissesto finanziario. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 5653 del 4 febbraio 2013.

In particolare la quinta sezione penale ha confermato la condanna a carico del figlio di due imprenditore, la testa di legno, che avevano effettuato pagamenti anticipati di merce ordinata dopo il fallimento, avevano saldato senza la regolare fattura. La quarta sezione penale ha spiegato che è manifestamente infondata la tesi difensiva «che possa trattarsi di una ipotesi di bancarotta preferenziale e non distrattiva perché, come è stato posto in evidenza dai giudici del merito, le operazioni ritenute distrattive, lungi dal consistere in pagamenti a creditori, sono costituite da pagamenti anticipati di merce ordinata dopo la cessazione dell'attività, da pagamenti relativi a fatture già quietanzate e da pagamenti in difetto di fatture; insomma nei pagamenti non si è preferito un creditore a un altro, essendo stati effettuati pagamenti senza una causale e a ereditari inesistenti; la natura distrittiva delle operazioni poste in essere è, pertanto, fuori contestazione».

Fra l'altro la Suprema corte ha escluso che potesse applicarsi un concorso di reato fra bancarotta preferenziale e per distrazione. Sul punto i Supremi giudici hanno ricordato che ai sensi dell'art. 219 della legge fallimentare, quando siano ravvisate più ipotesi di bancarotta in relazione ad uno stesso fallimento, per il principio dell'unitarietà del fallimento non è ravvisabile una ipotesi di concorso di reati, con eventuale applicazione della continuazione, ma una ipotesi di reato aggravato.

Ciò è previsto dal legislatore in favore dell'imputato perché l'aggravante, in presenza di attenuanti, rientra nel giudizio di comparazione, cosa non consentita nella ipotesi dovesse trattarsi di una continuazione.

Le S. U. penali, sentenza 21039/2011, hanno avvalorato questa tesi sancendo che sul piano strutturale si tratterebbe di una ipotesi di continuazione, che, però, è stata disciplinata come una aggravante.

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