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Fallimento: il curatore deve essere considerato terzo

del 22/02/2013
di: di Dario Ferrara
Fallimento: il curatore deve essere considerato terzo
È escluso che il credito dell'azienda possa essere iscritto in via privilegiata al passivo del cliente fallito quando risultano prive di data certa le fatture e le bolle di accompagnamento che comproverebbero la fornitura effettuata alla società ancora in bonis. Il curatore, infatti, è terzo e non parte in causa: scattano dunque i limiti probatori di cui all'articolo 2704 Cc. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 4213/13, che risolve un contrasto giurisprudenziale.

Regola della computabilità. Nessun dubbio sulla «estraneità» del curatore alle vicende pregresse rispetto alla dichiarazione di insolvenza. Il curatore non è un successore del fallito: non ha preso parte al rapporto giuridico posto a base della pretesa creditoria fatta valere in sede di ammissione e dunque deve essere considerato considerare terzo. Ne consegue che, in sede di verifica dei crediti per l'ammissione al passivo, per la determinazione della data di scritture private trova piena applicazione il primo comma dell'articolo 2704 Cc con la regola della certezza e computabilità. E la mancanza di una data certa nelle scritture prodotte si configura come fatto che impedisce l'accoglimento della domanda proposta dal creditore.

Nessuna censura. Veniamo alle questioni processuali. Quando il dato risulta dagli atti, il giudice delegato ben può sollevare il rilievo d'ufficio dell'eccezione in senso lato sulla mancanza di data certa sulle scritture private prodotte, come per esempio le fatture e le bolle di accompagnamento della fornitura effettuata (asseritamente) alla società quando era ancora in bonis. La rilevazione d'ufficio rende necessario informare le parti in modo che possano formulare osservazioni e la decisione nel merito risulta subordinata all'adempimento della comunicazione. Insomma: il giudice nulla può disporre al riguardo senza la preventiva instaurazione del contraddittorio fra le parti sul punto.

Nel caso di specie la Corte d'appello avrebbe dovuto sollecitare l'attenzione delle parti sull'esistenza di un fatto che poteva precludere l'ammissione del credito. Non l'ha fatto, ma il ricorso del creditore non è comunque accolto perché manca una censura ad hoc.

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