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Avvocati, iscrizione permanente all'albo-cassa

del 02/02/2013
di: Dario Greco presidente nazionale Associazione italiana giovani avvocati
Avvocati, iscrizione permanente all'albo-cassa
«La permanenza dell'iscrizione all'albo è subordinata all'esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente, salve le eccezioni previste anche in riferimento ai primi anni di esercizio professionale». Questa è la prima frase dell'art. 21 della legge 247/2012 di Riforma dell'Ordinamento Forense, che entrerà in vigore oggi.

Ovviamente, la giovane avvocatura attende, con una certa preoccupazione, sia il regolamento ministeriale riguardante i criteri di verifica dell'esercizio continuativo della professione, sia quello della Cassa Forense riguardante quei soggetti che con la vecchia normativa non erano iscritti automaticamente alla Cassa.

Bisogna però partire da una considerazione molto semplice; fino a qualche anno fa la semplice iscrizione all'albo comportava di per sé il solo costo della tassa d'iscrizione all'ordine.

Con l'entrata a regime della Riforma (ossia con l'adozione degli svariati regolamenti attuativi) mantenere l'iscrizione all'albo comporterà, invece, il sostenimento dei costi di iscrizione all'ordine (250,00 circa), della polizza professionale assicurativa (i prezzi più bassi sono di circa 250,00), della formazione permanente (100,00 circa, ovviamente solo per i più giovani, stante l'esenzione per gli anziani già permanentemente formati di diritto), di un contributo previdenziale sia pure minimo (ipotizziamo di circa 450,00). Totale oltre 1.000,00 l'anno.

Viene da chiedersi come possa sostenere un tale costo chi oggi guadagna 500,00 al mese o anche meno. Ma rifiutando ogni facile demagogia, risulta evidente che tutti coloro che vogliono intraprendere (e continuare negli anni) un'attività economica autonoma sono sostanzialmente sottoposti a costi base più o meno analoghi, se non addirittura superiori, tra diritti camerali, contribuzioni Inps e altro.

Nella ricerca di nuovi spazi di mercato per i giovani, però, il divieto di costituire società di capitali multiprofessionali e la normativa delle specializzazioni certamente non aiutano. Ma già il regolamento ministeriale sulle associazioni multiprofessionali potrebbe essere un buon punto di partenza, per consentire agli avvocati, specie i più giovani, di uscire dagli stretti recinti dei palazzi di giustizia.

Altro nodo cruciale sarà il regolamento previdenziale per quei soggetti, oggi iscritti di diritto alla Cassa Forense, ma che si trovano sotto i limiti di reddito della vecchia normativa.

I sostenitori del sistema contributivo puro molto spesso non tengono conto degli effetti non solidaristici conseguenti; e raramente hanno affrontato l'iniquità di fondo del concetto del pro rata, secondo cui chi va in pensione si avvantaggia di anni di vacche grasse, facendo pagare il conto a chi oggi deve costruire il proprio futuro.

Sarà dunque necessario che il regolamento previdenziale previsto dalla legge di Riforma non si arresti a regolamentare la figura dell'avvocato sotto-soglia minima reddituale, ma affronti nella sua globalità il sistema previdenziale forense, senza la difesa preconcetta di presunti diritti quesiti (che oggi nulla avrebbero di quesito, perché regalati da chi si trova in maggiore difficoltà).

Ma sarà anche necessario consentire l'elettorato attivo a coloro che oggi sono iscritti automaticamente per legge alla Cassa, sapendo che dovrà essere regolamentata proprio la loro posizione ed il loro futuro. Escluderli dal diritto di voto sarebbe un gesto in contrasto con la legge di Riforma e con i basilari principi democratici.

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