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A braccetto crediti certificati e pagamenti sprint

del 02/02/2013
di: La Redazione
A braccetto crediti certificati e pagamenti sprint
Non c'è contraddizione tra la certificazione dei crediti vantati verso la p.a. (al fine di cederli a banche e intermediari finanziari) e il dlgs n.192/2012 che ha recepito la direttiva Ue sui ritardati pagamenti imponendo alle pubbliche amministrazioni termini stretti (30-60 giorni) per pagare i propri fornitori. Le due procedure hanno ratio diversa e si pongono su piani differenti perché la prima punta a ottenere «il rispetto temporale dei pagamenti entro termini certi da parte del debitore» pena il versamento degli interessi di mora dal giorno successivo alla scadenza del termine. Mentre la seconda dà al creditore la chance di ottenere, su sua istanza, la certificazione del credito per poi cederlo «pro solvendo» o «pro soluto». Il chiarimento è contenuto in una deliberazione (n. 4/2013) della Corte conti Toscana interpellata sul punto dal comune di Arezzo. L'ente dubitava che la procedura di cui al dl 185/2009 fosse ancora vigente dopo l'entrata in vigore dal 1° gennaio 2013 del dlgs 192/2012 sui termini di pagamento. E in caso di risposta positiva chiedeva alla Corte di sapere se la certificazione del credito potesse essere rilasciata oltre i termini di pagamento nelle transazioni commerciali (30-60 giorni) o se invece dovesse essere prodotta solo in caso di presentazione dell'istanza di certificazione entro il termine massimo stabilito dal dlgs n.192/2012.

La Corte non ha condiviso la tesi del comune secondo cui le due norme sarebbero incompatibili sulla base dell'assunto che «la possibilità di procedere al pagamento dell'importo del credito certificato entro 12 mesi dall'istanza di certificazione presentata dal creditore sarebbe in contrasto con l'obbligo di pagare il debito entro il termine massimo di 30 o 60 giorni, con la conseguente applicazione automatica degli interessi moratori in caso di ritardo».

Per la Corte «le due norme si pongono su piani differenti» perché la prima punta a ottenere il rispetto temporale dei pagamenti entro termini certi da parte del debitore, mentre l'altra, conferendo al creditore la possibilità di ottenere la certificazione del credito, presuppone «il mancato rispetto della normativa recata dal dlgs n.231/2002 (così come modificato dal dlgs 192 ndr) e il conseguente ulteriore esborso per la p.a. di rilevanti interessi moratori generati dal ritardo nell'adempimento dell'obbligazione».

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