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Qualifiche professionali: odissea per i restauratori

del 01/02/2013
di: Pagina a cura di Benedetta Pacelli
Qualifiche professionali: odissea per i restauratori
Continua l'odissea che accompagna da anni gli oltre 20 mila restauratori. A poco è servita, infatti, la corsa sul finire della legislatura per portare a casa l'approvazione del disegno di legge che ne definisce uno status giuridico. Giacché la norma, che modifica l'art. 182 del Codice dei beni culturali del 2004, stabilendo la «disciplina transitoria per il conseguimento delle qualifiche professionali di restauratore di beni culturali e di collaboratore restauratore di beni culturali», appena pubblicata in Gazzetta Ufficiale (G.U. n.25 del 30/01/13, in vigore il prossimo 15 febbraio) nasce in sostanza già vecchia. Per consentire infatti a quell'esercito di aspiranti di entrare a far parte «dell'albo» dei restauratori con uno nuovo status giuridico, i ministeri competenti (Miur e Mibac) avrebbero dovuto emanare, così è scritto nella stessa legge, due ulteriori decreti entro dicembre 2012: il primo con le linee guida per procedere alla selezione pubblica di titoli e di attestati professionali, il secondo con il bando per coloro che, privi di sufficienti requisiti per titoli, dovranno sostenere una prova di idoneità abilitante. Due provvedimenti inesistenti, giacché la pubblicazione in G.U. è di soli due giorni fa, che non fanno altro che prolungare quella situazione di stallo in cui si trova da anni il mondo del restauro. E anche un'eventuale rapida emanazione non sanerà comunque immediatamente la situazione, poiché il ministero si troverà nelle stesse difficoltà (non risolte) di anni fa: gestire decine di migliaia di domande di aspiranti alla qualifica.

Il contesto generale. L'attuazione dell'art. 182 del Codice dei beni culturali del 2004 infatti, aveva avuto un iter piuttosto tormentato. Il bando, attuativo appunto di quella legge, e lanciato dal ministero per i beni culturali nel settembre 2009 per dare uno status giuridico alla professione era stato bloccato dallo stesso Mibac nel 2011, che aveva giustificato lo stop con la necessità di cambiare l'art. 182. Il vecchio bando prevedeva l'istituzione di due distinti «elenchi» di restauratori basati sulla documentazione del lavoro svolto e su un esame di stato. Quel procedimento, varato con un ritardo di sei anni, non solo aveva il vizio di essere basato su scadenze e tempi previsti nel Codice nel 2004, ma soprattutto conteneva un passaggio ingiusto: tutti i professionisti che in questi anni si erano formati nelle scuole regionali, avrebbero dovuto integrare gli attestati in loro possesso con certificazioni della soprintendenza che avrebbero dovuto documentare gli anni di lavoro svolto fino al 2001. Un termine, che secondo gli addetti ai lavori, avrebbe tagliato fuori moltissimi operatori del settore nell'impossibilità di recuperare tali attestazioni così indietro nel tempo.

Cosa prevede la nuova legge. Il provvedimento appena pubblicato rivede in via transitoria, la disciplina del conseguimento delle qualifiche stabilendo che tale competenza venga attribuita, per i settori specificatamente indicati, a coloro i quali abbiano maturato un'adeguata competenza professionale in specifici ambiti del restauro. La legge riformulata dunque, conserva i due elenchi, ma prevede due sistemi per conseguire la qualifica di restauratore dei beni culturali: tramite l'esperienza professionale e di studio, e passando attraverso un esame abilitante. Oltre alla formazione universitaria, infatti, viene riconosciuto il lavoro svolto dopo il 2004, e prevista la possibilità di far valere le prestazioni iniziate prima dell'entrata in vigore della nuova legge, terminate entro il 2014. Ma tutto questo dovrà essere vagliato dal ministero che sarà tenuto a controllare l'intera documentazione di ogni singolo aspirante alla qualifica e verificare, di conseguenza, se sussistono le condizioni stabilite dalla norma (la legge prevede che può ambire alla qualifica chi raggiunge 300 punti).

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