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La prova per il contribuente rischia di essere diabolica

del 31/01/2013
di: La Redazione
La prova per il contribuente rischia di essere diabolica
Risparmio accumulato, nel redditometro onere probatorio gravoso al contribuente. Il decreto attuativo dispone la rilevanza degli incrementi del risparmio del contribuente per procedere all'accertamento. Le informazioni dovrebbero provenire dai nuovi flussi che l'amministrazione finanziaria riceve dagli istituti di credito. Non è dato sapere come questa informazione sarà «depurata» rispetto agli eventi non reddituali che hanno interessato il risparmio. Di sicuro rilevano i disinvestimenti degli ultimi quattro anni, ma nel resto spetta al contribuente evidenziare come mai si sia accumulato risparmio eccedente rispetto ai redditi dichiarati. Sia l'articolo 1, comma 6, che il successivo articolo 3, comma 1, lett. e) del dm 24 dicembre 2012, attuativo del redditometro, evidenziano che nella ricostruzione sintetica del reddito attribuibile al contribuente si terrà conto, tra l'altro, del risparmio accumulato. La prima riflessione ovvia è che questa informazione può venire solo da un'analisi delle modalità con cui una famiglia gestisce il proprio risparmio e il collegamento immediato, in quanto sicuramente più diffuso, concerne il conto corrente. In merito bisogna rammentare che l'amministrazione finanziaria, in forza delle modifiche apportate dalla manovra Monti, ha a disposizione anche il differenziale tra il saldo di inizio anno e quello di fine anno dei conti correnti di ogni residente (ovviamente il relazione agli istituti di credito tenuti agli adempimenti: in sostanza trattasi dei conti detenuti in Italia).

Al che sembra di potersi concludere che il riscontro di un ben determinato differenziale che magari confrontato con il reddito dichiarato dal nucleo familiare (perché in questa fase necessariamente dovrà analizzarsi la capacità di risparmio dell'intera famiglia), denoti qualche anomalia potrebbe essere valutato come «maggior» risparmio conseguito, dando all'Agenzia delle entrate un ulteriore elemento di selezione e controllo.

Inutile dire quanto sia delicato un simile riscontro: ben potrebbero esservi, infatti, flussi monetari sui conti correnti che esulano dalla formazione del reddito, in quanto magari riferiti a componenti imputati per competenza o comunque estranei agli imponibili fiscali. Si pensi alle casistiche in cui gli incrementi del risparmio non derivano da emolumenti economici tassabili (rimborsi finanziamenti soci, vincite, donazioni), o ancora sono collegati a eventi precisi (si pensi agli ammortamenti o alla deduzione di costi pluriennali), oppure sono dovuti alla discrasia tra criterio di cassa e competenza o, infine, a redditi sottoposti a tassazione separata, imposte sostitutive. Sinceramente questo dato appare sin troppo pretestuoso e tale da generare un contenzioso enorme, con un aggravio di onere probatorio al contribuente che dovrà anche andare ad illustrare il modo in cui si è formato il risparmio. Detto in altri termini, dovrà darsi corso a un'indagine finanziaria senza autorizzazione e su impulso del contribuente, il quale non solo dovrebbe produrre i propri conti, ma anche prioritariamente spiegare le relative movimentazioni, magari dovendo pure illustrare quei movimenti che hanno trovato accoglimento negli eventi contabili dell'attività svolta. È francamente paradossale, trattandosi questo di un compito preciso dell'Ufficio.

Il tutto auspicando che gli uffici periferici siano debitamente istruiti sulla delicatezza di una simile procedura. Già oggi si assiste in maniera troppo disinvolta alla richiesta degli estratti di conto corrente, in fase di accertamento con adesione, per dimostrare determinate disponibilità finanziarie: è il caso ad esempio dei contribuenti che dimostrano dei disinvestimenti o dei rimborsi assicurativi. In sede di redditometro non vi è alcuna esigenza di dover produrre gli estratti del conto, esistendo in capo al contribuente solo l'onere di dimostrare le proprie occorrenze finanziarie ulteriori rispetto al reddito dichiarato. L'ufficio ha una ben precisa disposizione da seguire per effettuare le indagini finanziarie e creare un meccanismo «inverso», transitando per la mera richiesta di chiarimenti rispetto al risparmio accumulato, sembra francamente un «abuso del diritto» da parte dell'amministrazione finanziaria.

La soluzione dovrebbe essere solo la seguente: se da un lato è ammessa la segnalazione e selezione, con evidenziazione al contribuente che tra gli elementi considerati vi è anche il maggior risparmio derivante dal differenziale anomalo dei saldi, dall'altro vi deve essere l'ampia possibilità difensiva del contribuente di manifestare quegli elementi ulteriori che «giustificano» l'incremento del risparmio, senza dover procedere ad una dimostrazione analitica che altrimenti richiederebbe un carico documentale al momento non imposto, non essendo le persone fisiche esposte agli obblighi contabili. In termini pratici, se un soggetto dichiara 30 mila euro di reddito e i risparmi, in un anno, si sono incrementati di 40 mila euro, a fronte della selezione si ritiene sufficiente che il contribuente dimostri la disponibilità di altre entrate, quali i prestiti dei familiari, le vincite, le donazioni (circolare n. 49 del 2007), i redditi a tassazione forfettaria (circ. 28 del 2011), i costi pluriennali e figurativi, quali l'ammortamento (circ. 25 del 2012), altri disinvestimenti di risparmi del passato, oltre i quattro anni monitorati dal fisco (circ. 12 del 2010), anche se provenienti da anni non più accertabili o condonati (circ. 27 del 1981), senza necessità di documentare nello specifico i flussi sui conti correnti. Altrimenti si è innanzi ad una vera e propria indagine finanziaria, ottenuta aggirando le tutele richieste dall'obbligo dell'autorizzazione gerarchica.

Maurizio Tozzi

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