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Riforma: i commercialisti privati della conciliazione

del 30/01/2013
di: di Luigi Lucchetti* *Vicepresidente Odcec di Roma
Riforma: i commercialisti privati della conciliazione
Nelle pieghe della riforma del mercato del lavoro i Consulenti del Lavoro e gli Avvocati guadagnano un'esclusiva (la rappresentanza dei lavoratori nelle procedure di conciliazione previste dal nuovo articolo 7, comma 5, della legge 15 luglio 1966, n. 604, in precedenza non prevista per le limitazioni all'attività dettate dall'articolo 2 dell'ordinamento professionale dei Cdl) ed i commercialisti ne perdono una (la rappresentanza dei datori di lavoro, che prima avevano in forza dell'articolo 1 L. 12/79). E' quanto si desume dal comma 40 dell'articolo 1 della Legge 28 giugno 2012, n. 92 che la Circolare n° 3 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 16 gennaio 2013 ha interpretato, invero, letteralmente.

E così le migliaia di commercialisti che (del tutto legittimamente ed in virtù di competenze che dottori commercialisti e ragionieri possedevano in forza di un ben più risalente ordinamento professionale rispetto a quello dei Cdl) si occupano professionalmente della materia del lavoro, si vedono defraudati di esclusive in favore di altre categorie professionali. Il loro lavoro, gli investimenti fatti negli studi, gli stipendi dei loro collaboratori, sono messi a rischio non si sa bene se per una svista del legislatore, per una più efficace attività di lobbing delle rappresentanze di categoria delle altre due professioni interessate o per una precisa volontà politica. Sta di fatto che, dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (N° 153 del 3 luglio 2012), non risulta che il disciolto e commissariato Consiglio Nazionale si sia preso cura di difendere gli interessi dei propri iscritti, probabilmente perché affaccendato in altre, non esattamente commendevoli, vicende. Vacante il Consiglio Nazionale per le note vicende elettorali, è l'Ordine di Roma che ha assunto un ruolo di supplenza della momentanea carenza di rappresentanza della categoria ai suoi massimi livelli, chiedendo udienza ai massimi dirigenti del Ministero competente affinché si ponga rimedio a questa palese discriminazione, fermo restando che si dovrà porre mano ad una modifica del nuovo articolo 7, comma 5, della legge 604/1966 non appena insediato il nuovo Parlamento, estendendo anche ai commercialisti questa nuova prerogativa.

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