E così le migliaia di commercialisti che (del tutto legittimamente ed in virtù di competenze che dottori commercialisti e ragionieri possedevano in forza di un ben più risalente ordinamento professionale rispetto a quello dei Cdl) si occupano professionalmente della materia del lavoro, si vedono defraudati di esclusive in favore di altre categorie professionali. Il loro lavoro, gli investimenti fatti negli studi, gli stipendi dei loro collaboratori, sono messi a rischio non si sa bene se per una svista del legislatore, per una più efficace attività di lobbing delle rappresentanze di categoria delle altre due professioni interessate o per una precisa volontà politica. Sta di fatto che, dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (N° 153 del 3 luglio 2012), non risulta che il disciolto e commissariato Consiglio Nazionale si sia preso cura di difendere gli interessi dei propri iscritti, probabilmente perché affaccendato in altre, non esattamente commendevoli, vicende. Vacante il Consiglio Nazionale per le note vicende elettorali, è l'Ordine di Roma che ha assunto un ruolo di supplenza della momentanea carenza di rappresentanza della categoria ai suoi massimi livelli, chiedendo udienza ai massimi dirigenti del Ministero competente affinché si ponga rimedio a questa palese discriminazione, fermo restando che si dovrà porre mano ad una modifica del nuovo articolo 7, comma 5, della legge 604/1966 non appena insediato il nuovo Parlamento, estendendo anche ai commercialisti questa nuova prerogativa.
