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Cndcec, Miani e Longobardi divisi sul confronto pubblico

del 30/01/2013
di: Benedetta Pacelli
Cndcec, Miani e Longobardi divisi sul confronto pubblico
Gerardo Longobardi e Massimo Miani, i due candidati alla presidenza del prossimo Consiglio nazionale dei dottori commercialisti si confronteranno a Roma il prossimo 1° febbraio. O forse no. Mentre si attende ancora il riscontro ministeriale sulle validità delle liste, un nuovo tema sta quindi animando la campagna elettorale: l'opportunità o meno, non condivisa da entrambe le parti, di un confronto diretto e pubblico tra i due concorrenti prima del voto del 20 febbraio. Nel frattempo comunque, i programmi elettorali si vanno affinando sempre di più. Collegialità, trasparenza, flessibilità e condivisione sono i quattro principi chiave del programma della lista «Insieme per la professione» guidata da Gerardo Longobardi. Quattro proposte, che si legge nel manifesto della lista, «dovranno costituire il cardine» di tutta l'attività del Consiglio nazionale che sarà «quale referente istituzionale, il portatore delle scelte assunte» appunto collegialmente. C'è poi il tema della trasparenza, di assicurare, cioè, «un'attenzione costante sulle attività e sui costi del Consiglio, in base a principi di trasparenza e condivisione con gli ordini territoriali». Un obiettivo che si potrà raggiungere mettendo a punto un codice etico, «che vincoli il Cndcec a un bilancio di previsione approvato dall'Assemblea dei presidenti di modo che questi ultimi siano direttamente coinvolti nella determinazione preventiva della spesa». Al tema della spesa, si legge nel programma, «occorrerà rivolgere un'estrema attenzione», cercando di razionalizzare e riqualificare i costi della struttura del Consiglio. Si parla poi di flessibilità, «indispensabile» alla luce dei profondi cambiamenti nell'assetto istituzionale, politico ed economico. In questo senso «il Consiglio nazionale dovrà ricercare un dialogo costante e costruttivo con tutte le istituzioni del paese ponendosi come soggetto attivo e propositivo». E infine il principio della condivisione, fare in modo che il consiglio «si faccia parte diligente nel condividere problematiche, orientamenti e qualsiasi tipo di informazioni con la base, con l'obiettivo di far sentire gli ordini e i colleghi non isolati ma parte di un network di categoria attivo e operativo».

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