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Riforma dei piccoli aeroporti, potere alle regioni

del 30/01/2013
di: di Simonetta Scarane
Riforma dei piccoli aeroporti, potere alle regioni
Piccolo è bello non si addice più agli aeroporti in nome della spending review che mette in discussione la sopravvivenza di 70 piccoli scali le cui concessioni saranno da rivedere. L'Italia conta 112 aeroporti, conteggiando anche quelli di esclusivo uso militare. Troppi, per il ministro dei trasporti Corrado Passera che ha licenziato ieri la sua proposta di riforma che consegna alle regioni il destino di 15 scali minori e punta sulla privatizzazione delle società di gestione. Il Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale di Passera si fonda su 31 aeroporti di interesse nazionale e comunitario sui quali verranno concentrati gli investimenti. Ci saranno tre hub (Milano-Malpensa, Roma-Fiumicino e Venezia Tessera) in rete con una galassia di 28 aeroporti di interesse strategico europeo e nazionale (come indicato nella tabella), riconosciuti di utilità perché contano un traffico superiore ai 500 mila passeggeri l'anno. Tutti gli aeroporti dovranno avere la gestione totale concessa dall'Enac, cioè a dire dovranno essere gestiti in piena autonomia. Inoltre, la riforma Passera consegna alle regioni il destino di 15 aeroporti minori. Albenga, Aosta, Bolzano, Brescia, Comiso, Cuneo, Crotone, Foggia, Forlì, Grosseto, Marina di Campo, Parma, Perugia, Taranto, Tortolì finiscono nel limbo, in attesa che le regioni decidano se mantenerli aperti, oppure attribuire loro un'altra destinazione d'uso o decretarne la chiusura. Potranno continuare a operare soltanto se le regioni lo riterranno opportuno. La loro operatività non sarà più un affare di interesse nazionale: le concessioni saranno di competenza regionale. E a pagare meglio sarebbe se fossero i privati, così come indicano le linee guida di riordino del sistema aeroportuale licenziate ieri dal ministero di Porta Pia con l'Atto di indirizzo che ora finirà, di corsa, all'esame della Conferenza permanente stato-regioni e province autonome. Il documento ministeriale propone gli indirizzi per razionalizzare il settore; individuare gli interventi infrastrutturali prioritari per gli aeroporti di interesse nazionale; adottare i piani di riequilibrio economico finanziario per le gestioni in perdita e stabilisce la progressiva privatizzazione con la dismissione delle quote pubbliche da parte delle società di gestione degli scali aeroportuali. Inoltre, la riforma Passera incentiva la creazione di reti aeroportuali gestite da un unico soggetto per ottimizzare organizzazione e costi, razionalizzare i servizi di navigazione aerea e quelli generali e rimodulare le tariffe.

L'Atto di indirizzo per la definizione del Piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale che accoglie le indicazioni della Ue disegna il potenziamento di Fiumicino, con una nuova pista; di Malpensa con nuove infrastrutture d'accesso; di Venezia che dovrà diventare un hub interconnesso con la linea ferroviaria ad alta velocità. Inoltre, stoppa l'ipotesi di nuovi aeroporti, mandando in archivio i progetti per l'aeroporto della Tuscia, a Viterbo, e quello di Grazzanise in Campania, ritenuto inutile viste le potenzialità di ulteriore sviluppo di Capodichino. No anche a Brescia Montichiari. Se la Conferenza stato-regioni darà l'ok, il dpr sancirà la riforma attesa da 30 anni.

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