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Voli a rischio negli snodi aereoportuali minori

del 25/01/2013
di: di Loredana Capuozzo
Voli a rischio negli snodi aereoportuali minori
Voli a rischio per 16 scali italiani «minori». È la diretta conseguenza della situazione di stallo che incombe su questi snodi aeroportuali a fronte del mancato rinnovo delle concessioni da parte dell'Enac. Eppure si tratta di crocevia «minori» per dimensione di traffico passeggeri, poiché inferiore al milione annuo, ma non per questo di scarso interesse strategico. Perché possono costituire un pivot eccezionale per favorire la crescita dei territori locali e il loro avvicinamento ai mercati internazionali, scongiurandone l'isolamento. A far scattare l'allarme è stata nei giorni scorsi Unioncamere, secondo la quale la chiusura di questi punti di approdo del transito aereo comporterebbe un aggravio di costi per i passeggeri di 52 milioni di euro generato dall'allungamento dei tempi di viaggio. Ma non solo. A essere messa in discussione, dicevamo, sarebbe la competitività stessa del Sistema Italia e la relativa tenuta dei livelli occupazionali. Dati alla mano secondo le stime del Sistema camerale, un'ipotetica soppressione di questi scali tricolore, comunque già numericamente inferiori a quelli dei nostri cugini europei (42 in Francia, 33 nel Regno Unito, 19 in Spagna, 17 in Germania contro i 16 dello Stivale), produrrebbe una perdita importante di posti di lavoro stimati in 400-500 unità per milione di passeggeri. Tutto questo senza tener conto dei riflessi sull'indotto turistico che, vedendo diminuire i flussi inbound, accerterebbe una significativa riduzione della spesa. Un bilancio prospettico decisamente preoccupante. Per questo le Camere di commercio, tenuto conto del Piano nazionale degli aeroporti e delle attuali difficoltà, puntano il dito contro la tentazione di ridurre drasticamente il numero dei punti di approdo «minori» senza un'attenta analisi preventiva. E tracciano la strada per permettere una riflessione seria e coerente sul riposizionamento strategico dell'aeroportualità tricolore. Dimensione ambientale e economica; area e sistema territoriale nel quale è inserita l'infrastruttura; capacità di interpretare le specifiche esigenze del territorio; modello organizzativo e di gestione: sono questi, secondo gli enti camerali, alcuni dei fattori chiave discriminanti da valutare per determinare la sostenibilità delle nostre strutture aeroportuali. E lo dicono con cognizione di causa, visto che da anni le camere di commercio sono impegnate nel sostenere lo sviluppo della dotazione infrastrutturale, materiale e immateriale, lungo tutto lo Stivale. Nella convinzione che questa costituisca una condizione necessaria per conseguire livelli crescenti di efficienza produttiva e recuperare in competitività nei riguardi dei nostri principali competitor. In soldoni, per quanto concerne le infrastrutture aeroportuali, l'impegno del Sistema camerale si è tradotto in un impiego di risorse pari a 109 milioni di euro, vale a dire il 15% del capitale oggi complessivamente investito nelle società aeroportuali, partecipando a 35 delle 42 società di gestione degli aeroporti considerate dal Piano nazionale dei trasporti. E ora, in attesa di un opportuno intervento complessivo sul sistema aeroportuale nazionale che competerà al futuro governo e al prossimo parlamento approvare, è pronto a compiere tutti i passi che si riterranno necessari affinché l'Enac provveda con celerità a dare certezze normative e operative alle società di gestione. Un passo che consentirebbe a queste ultime di muoversi nella direzione di una migliore organizzazione dei propri servizi e, su questa base, programmare il futuro.
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