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Locazioni abusive consumate? non provano nulla

del 26/01/2013
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Locazioni abusive consumate? non provano nulla
La dichiarazione di consumata locazione abusiva, che il conduttore denuncia alle Fiamme gialle (o all'Agenzia delle entrate) da sola non costituisce prova sufficiente per accertare l'evasione fiscale; questa stessa denuncia, infatti, quando non sia supportata da ulteriori elementi (pagamenti del canone, utenze telefoniche, del gas ecc.) non è sufficiente a legittimare l' accertamento fiscale in capo al locatore. Sono le conclusioni cui, confermando la decisione di primo grado ed annullando definitivamente l'accertamento dei redditi per gli anni ricompresi tra il 2000 ed il 2004, è pervenuta la Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza n. 15/1/2013 depositata in segreteria il 17 gennaio scorso. Eppure dobbiamo valutare che, l'accertamento impugnato, scaturiva da una constatazione della guardia di finanza che aveva valorizzato le dichiarazioni rese dal conduttore; dichiarazioni che, secondo l'Agenzia erariale, hanno il rango di presunzioni gravi precise e concordanti e possono essere considerate quali prova. Dichiarazioni che, dai giudici regionali capitolini in considerazione delle limitazioni delle prove testimoniali nel rito tributario, e alla mancata documentazione di un qualsivoglia riscontro probatorio, non sono state, al contrario, ritenute sufficienti per provare il rapporto di locazione.

«Come più volte confermato dalla Cassazione», osservano i giudici romani «le dichiarazioni di terzi possono essere prodotte nel giudizio tributario, ma costituiscono solo indizi che vanno liberamente apprezzati dai giudici tributari». Il collegio regionale aggiunge che le dichiarazioni rese dal locatore nell'ambito di indagini amministrative della guardia di finanza, hanno il valore di elementi indiziari, con la conseguenza che non forniscono elementi esaurienti, se non trovano riscontro nel contesto probatorio emergente dagli atti. Concludendo, la Commissione dice che, per gli anni oggetto di accertamento, agli atti del procedimento non risultano allegate né le quietanze di pagamento dei canoni denunciati, né le ricevute di pagamento delle utenze telefoniche, del gas o della corrente; mancano quindi quelle prove certe, precise e concordanti che dimostrino e possano confermare la legittimità dell'accertamento.

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