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Quanto costano le bugie

del 26/03/2012

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Quanto costano le bugie
Tacere determinate questioni alla moglie può costare caro.
I Giudici sono stati chiamati ad esaminare il comportamento di due mariti che avevano sottaciuto alle mogli la propria impotenza generandi. Nel primo caso, la Corte di Cassazione (sentenza n. 3230 del 1.3.2012 – I° sezione civile) ha confermato la sentenza di primo grado con la quale veniva pronunciata la separazione con addebito al marito poiché lo stesso aveva taciuto alla fidanzata (poi divenuta moglie) la propria impotenza generandi.
La moglie, infatti, solo dopo poco più di un anno dal matrimonio aveva scoperto la patologia del marito. Di ciò è stata fornita prova a mezzo di testimoni de reato. Il marito, invece, sosteneva che l’addebito fosse da imputare alla moglie poiché adultera.
La Suprema Corte, preso atto delle richieste dei coniugi, ha respinto le domande del marito specificando che ciò non significava minimizzare il comportamento adultero della moglie, ma il rigetto si basa sull’anteriorità ad esso della frattura dei coniugi, “in un matrimonio partito subito male per le bugie di lui”, dovuta al “grande e definitivo rilievo” dell’”effetto che il silenzio sulla impotenza ha provocato sulla psiche della moglie”, la quale, “giunta al matrimonio non più giovanissima, desiderando una maternità non più procrastinabile … vi ha dovuto definitivamente rinunciare, perché il tempo a sua disposizione è velocemente trascorso”. La Corte ha, dunque, motivato la sua decisione valutando i comportamenti dei coniugi e ricercando la causa della rottura del rapporto che, nel caso in esame, è stata individuata nel comportamento del marito in quanto violazione anteriore rispetto al tradimento della moglie.
Nel secondo caso (Tribunale di Latina, sezione II civile, sentenza 22.2.2012), è stato addirittura riconosciuto il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali alla moglie, alla quale il marito aveva sottaciuto, prima del matrimonio, la propria impotenza generandi.
Il marito, infatti, era venuto a conoscenza della propria infertilità prima del matrimonio.
La moglie, una volta sposata, e dopo essersi separata dal marito, aveva trovato (nell’aprile 2003) il certificato medico relativo alla diagnosi del marito avente data antecedente a quella delle nozze.
La signora, dunque, che nel frattempo si era sottoposta a innumerevoli cure e interventi di fecondazione assistita, anche invasivi, aveva chiesto il risarcimento del danno nei confronti dell’ex marito.
Il Giudice ha accolto la richiesta della donna in quanto la richiesta risarcitoria, ritenuta domanda legittima anche da parte del coniuge che abbia ottenuto sentenza di separazione e/o divorzio (Cassazione 15.09.2011 n. 18853), meritava accoglimento posto che il comportamento del marito ha costituito una condotta illecita idonea a concretare la lesione dei diritti fondamentali della persona.
Secondo il Giudice, infatti, “i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione, discendendo dalla natura degli obblighi suddetti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell’illecito civile e dar luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell’articolo 2059 codice civile senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell’azione di risarcimento relativa a detti danni”.
Ai fini dell’azione risarcitoria nell’ambito delle relazioni familiari, rilevano, però, unicamente quelle condotte che per loro intrinseca gravità sono da considerare fatti di aggressione ai diritti fondamentali della persona. Nel caso in esame la gravità sussisteva posto che il silenzio del marito ha costituito condotta illecita in quanto ha impedito alla moglie di “modulare consapevolmente le proprie scelte future”.
Il Giudice, pertanto, ha accolto la richiesta risarcitoria determinando l’importo in via equitativa valutando i seguenti aspetti: la moglie ha modificato i propri progetti di vita, anche sul piano professionale, posto che la signora aveva scelto di lasciare il lavoro per stare con il marito che aveva ottenuto un impiego all’estero; dopo pochi anni dal matrimonio la coppia ha cercato di avere un figlio e la moglie si è sottoposta a cure e ciò dal 1991 al 1996 senza che il marito le riferisse mai la propria patologia. Per tali motivi il Giudice ha condannato l’ex marito a corrispondere alla ex moglie la somma di euro 150.000 oltre interessi legali dalla domanda al saldo, oltre ovviamente alle spese di giudizio.

Avv. Monica Mores
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