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Ingegneri junior e competenze

del 06/03/2012

Ingegneri junior e competenze
Il tema delle competenze professionali fonda il dibattito attuale sulle disposizioni del decreto del Presidente della Repubblica n. 328/2001. Questa norma ha costituito, a suo tempo, una vera rivoluzione degli Ordini professionali e di quello degli Ingegneri in particolare: innanzitutto suddividendo quello che fino ad allora era stato un unico e indifferenziato Albo professionale in due sezioni (la A, quella degli ingegneri, il cui accesso è consentito ai laureati quinquennali e ai laureati del vecchio ordinamento; la B, quella degli ingegneri iuniores, il cui accesso è consentito ai nuovi laureati “triennali” e ai diplomati universitari del vecchio ordinamento) e, per ciascuna di esse, in tre settori (ingegneria civile e ambientale, ingegneria industriale, ingegneria dell’informazione).
Il decreto individua gli ambiti professionali per ciascun settore e sezione del nuovo Albo, in relazione al diverso grado di capacità e competenza acquisite durante il percorso formativo. Viene stabilita, in particolare, una diretta proporzionalità fra la complessità dell’attività riservata e il patrimonio di conoscenze e competenze del professionista chiamato ad espletarla.
Tuttavia, questa distinzione non è – talvolta – esente da lacune e contraddizioni. A tale proposito, una recentissima sentenza del Consiglio di Stato (del 9 febbraio scorso) stabilisce dei principi fondamentali tesi a chiarire i fraintendimenti per le competenze professionali della sezione B.
Dopo i principi sanciti dalle sentenze di pari rilevanza del Tar Campania (n. 1501/2005) e successivamente del Consiglio di Stato (n.1473/2009), l’auspicio è che tale decisione contribuisca definitivamente a fare chiarezza.
Ecco le novità:
  • l’ingegnere (e l’architetto) iscritti alla sezione B dell’Albo hanno autonoma capacità progettuale ("vi sono attività che le categorie juniores sono abilitate a compiere in proprio senza collaborare o concorrere con alcuno");
  • la capacità progettuale è estesa alle zone sismiche, purché ivi si operi nell’ambito di "costruzioni civili semplici con l’uso di metodologie standardizzate";
  • che, in dette aree, non esistono attività progettuali e di direzione lavori escluse e/o precluse a priori agli ingegneri e agli architetti iscritti alla sezione B, ma occorre "una valutazione caso per caso» con specifico riferimento «di volta in volta, al singolo progetto presentato";
  • in ultimo, ma non meno importante, che si esclude che i geometri possano progettare in zona sismica essendovi una sostanziale differenza tra "modesta costruzione" e "costruzione semplice", ed è proprio tale distinzione, a parere del collegio giudicante, che differenzia le competenze dei geometri da quelle degli ingegneri iscritti alla sezione B e che il legislatore a suo tempo ha voluto rimarcare nel decreto del Presidente della Repubblica n. 328/2001.
Anche nel settore, più “delicato”, del contenzioso che ha visto contrapporsi ingegneri e geometri, lo stesso decreto del Presidente della Repubblica citato differenzia le competenze degli ingegneri iuniores da quelle dei tecnici diplomati: ai primi sono riservate “la progettazione […] con l’uso di metodologie standardizzate”, ai secondi invece è affidato, tra l’altro, il “progetto […] di modeste costruzioni civili”.
Letteralmente, il concetto di “modesto” presuppone un limite qualitativo e quantitativo alla tipologia dell’opera. La stessa giurisprudenza, pur dando priorità al criterio qualitativo, ha affiancato una serie di indicazioni di ordine quantitativo (volumetria, altezza eccetera) per definire una “modesta” costruzione civile. Per contro, una costruzione “semplice”, indipendentemente dalle caratteristiche quantitative, è una costruzione che non presenta particolari elementi di complessità e/o difficoltà. Da un lato la costruzione è “semplice” quando non presenta particolari difficoltà e complessità nel ricorrere a procedure standardizzate; dall’altro, la costruzione civile “modesta”, oltre alle limitazioni sulla complessità del manufatto, è caratterizzata dalle ridotte dimensioni.
Come è facile comprendere, i limiti delle competenze sono talvolta dei “confini indefiniti” e, per questo, creano confusione e incertezza: sarebbe auspicabile che il legislatore introducesse dei limiti (qualitativi e quantitativi) analitici e facilmente applicabili, soprattutto per delineare gli scenari operativi entro i quali i professionisti possano operare serenamente.

Arch. Ing. Andrea Butti
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