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La tutela della proprietà industriale in Italia e in Cina

del 06/02/2012

La tutela della proprietà industriale in Italia e in Cina
L’esigenza di garantire l’effettività della tutela: tale necessità ritengo accomuni, sopra ogni altra, i diversi sistemi giurisdizionali esaminati.
In effetti, un sistema di protezione si può dire realmente efficiente solo se, in caso di bisogno, questi possa offrire un'adeguata, rapida risposta al soggetto che invoca tutela affinché, frattanto che si procede all’accertamento della violazione di un diritto, lo stesso non venga irreparabilmente frustrato.
A tale scopo, l’ordinamento italiano e l’ordinamento comunitario, così come l’ordinamento cinese, predispongono, anche in esecuzione di specifici trattati internazionali, delle misure cautelari tipiche.
Tali strumenti consentono di ovviare al pregiudizio legato alla durata del processo ordinario, dal momento che possono essere emesse all’esito di una verifica sommaria, che coniuga la rapidità con il rispetto del principio del contraddittorio, oltre ad assicurare anche una fase eventuale di riesame immediato.
Tali tratti comuni sono davvero, a modesto parere dello scrivente, sintomatici di un innegabile comune sentire tra Paesi di culture a volte davvero lontane, eppure con garanzie di protezione così simili, se non coincidenti, in quella che altri hanno indicato positivamente come la “fluidità del diritto globale”.
In particolare, la Cina ha da tempi relativamente recenti scelto la via dell’esplorazione e dello studio di sistemi giurisdizionali altri, in tema di tutela della proprietà intellettuale/industriale, per poi scegliere di accogliere e fare propria una summa della più evoluta e lungimirante normativa, anche a seguito della scelta della Repubblica Popolare di ingaggiarsi in decisivi impegni internazionali, quali l’ingresso nel WTO e dunque negli accordi TRIPS e WIPO ha comportato, oltre che l’adesione alle norme della Berne Convention.
L’obiettivo ultimo è noto: essere protagonista dell’evoluzione dell’economia globale. Non deve dunque sorprendere se la normazione industriale è tra le prime a essere prodotte nel nuovo “Rinascimento Cinese”: ricordiamoci infatti come ben poche altre normative gestiscono fonti di ricchezza di livello comparabile a quello tutelato dal diritto industriale, coinvolgendo imprese nazionali e internazionali.
Ben altro spazio meriterebbe la disamina del sempre più determinante ruolo cinese nell’economia mondiale: ai modesti fini che qui ricorrono, basti rammentare come nella tradizione familiare cinese il “trovato” – fosse un marchio da apporre al proprio vasellame, ovvero uno strumento utile al miglioramento del lavoro o ancora una preparazione medicale – era considerato un “segreto di famiglia”, da tramandare possibilmente e unicamente al primo figlio maschio, la cui tutela era dunque essenziale sopra ogni cosa. 
Di conseguenza, per tornare allo specifico argomento in esame, ben si comprende come l’effettività e la tempestività della tutela del leso diritto passi necessariamente - oggi più che mai - dalla necessità di garantire in via concreta l’assunzione delle prove necessarie. In tal senso, il dual track giurisdizionale cinese, attraverso la tutela in sede amministrativa, ben assolve al compito di raccogliere rapidamente le prove in modo localizzato sul territorio, avvalendosi della funzione certificatrice dell’opera notarile in situ: con prove così certificate il Giudice amministrativo, cui si provi dunque l’attualità dell’infrazione e pertanto il rischio potenzialmente irreparabile all’incontrastato diritto, è in grado di emettere ingiunzioni inibitorie in tempi brevissimi (48 ore), al fine di fare cessare immediatamente la violazione ovvero per sequestrare e detenere le prove dell’illecito per il successivo giudizio ordinario.
Per inciso, è interessante notare come, anche nella normativa recente, è comunque presente una logica finalizzata al perseguimento di ciò che è bene per il popolo, logica che passa anche attraverso un controllo pregnante e sostanziale, a monte sulla proteggibilità del diritto e dunque, a valle, sulla incisività della conseguente protezione, in fase di raccolta delle prove: il popolo non deve né può essere ingannato, comunque. Anche per questa ragione, la tutela cautelare inibitoria perderà i propri effetti, se non si offre idonea garanzia ovvero se non si procede nel giudizio ordinario in tempi brevissimi (15 giorni): l’interesse nazionale alla sicurezza degli scambi deve comunque essere garantito. Invero, prima dell’introduzione dell’articolo 67 Patent Act (3° emendamento della legge, in vigore dal 01.10.2009, anche se di fatto utilizzato sin dall’introduzione delle norme TRIPS, dunque dal 2001, grazie a una interpretazione estensiva della Corte Suprema), le misure cautelari potevano essere richieste – al ricorrere delle condizioni suindicate – solo dopo il radicamento della causa ordinaria (vecchio articolo 74 Partecipants in proceedings may apply): ciò a ulteriore conferma della necessità di garantire controllo ed anche velocità su scambi certi e sicuri, quantomeno fino a prova contraria.
In un'analoga logica di mercato, il sistema nazionale italiano prevede identici rimedi cautelari, quali l’inibitoria e la descrizione, validi per la tutela di tutti i diritti di proprietà industriale (vedasi codice diritto industriale, articoli 128 e seguenti), rimedi che si configurano come autonomi e speciali rispetto alla disciplina degli istituti di diritto comune previsti dalle restanti norme processuali, norme di diritto comune a cui comunque si torna a fare riferimento per quanto non specificamente previsto.
L’inserimento della descrizione nei rimedi cautelari aventi per oggetto il diritto alla prova è peraltro del tutto conforme alle previsioni della direttiva 2004/48/CE (cosiddetto Enforcement of IPRs to implement TRIPS); trattasi di assunzione di prova a carattere ben più invasivo dell’altro rimedio preventivo disciplinato dall’articolo 696 codice di procedura civile (accertamento tecnico preventivo), ben potendo raccogliere prove anche sull’estensione in termini quantitativi dell’infrazione, e non solo in termini di venire a esistenza dell’infrazione stessa.
Quanto all’inibitoria, la disciplina di riferimento è stata anch’essa in parte modificata dalla direttiva comunitaria citata, per cui oggi il Giudice fa divieto al contraffattore di iniziare o proseguire o riprendere l’attività in violazione 3 del diritto, e può anche ordinare a chi ne ha la disponibilità di ritirare i prodotti dal commercio, pena sanzioni specificamente previste ed anche responsabilità penale.
I presupposti per l’emanazione del provvedimento cautelare italiano sono del tutto identici a quelli già evidenziati quali di ricorrenza necessaria per l’emissione del provvedimento cinese: l’esigenza di tutelare un diritto esistente in capo ad un soggetto legittimato (fumus boni juris) e l’attualità del pregiudizio, potenzialmente foriero di danni irreparabili (periculum in mora).
Anche nella normativa italiana, assunta da quella comunitaria, si trova la tutela al mercato ad ampio spettro, per cui il rimedio cautelare si estingue se non si procede nel giudizio ordinario nel termine breve fissato dal Giudice e comunque entro 20 giorni (ovvero 31 giorni di calendario se i 20 fissati sono termine più lungo).
A conclusione di questo breve excursus, si ritiene che quantomeno un dato risulti incontrovertibilmente certo: le normative presenti negli ordinamenti in esame poste alla tutela anticipata delle privative industriali, seppur applicate in substrati culturali diversi, guardano nella stessa direzione, in una logica sempre più incisiva di diffusione di conoscenze, che tuttavia va di pari passo con una protezione dei diritti tutelati sempre più pregnante, dove - ad esempio - alcuni ordinamenti (la Repubblica Popolare Cinese), a differenza di altri, permettono l’estensione estera della protezione solo dopo che il diritto è stato congruamente e sostanzialmente controllato, ed ha dunque ricevuto tutela, in Cina).
Materia in divenire, fluida: affascinante!

Avv. Camilla Zamparini
Studio Legale Pederzoli Savigni Zamparini
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