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Decreto liberalizzazioni: passo indietro sui preventivi obbligatori

Decreto liberalizzazioni: passo indietro sui preventivi obbligatori
Mercoledì scorso, poco prima della mezzanotte, è entrato in vigore il decreto legge sulle liberalizzazioni approvato dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 24 gennaio 2012.
Una delle principali novità per gli utenti dei servizi professionali introdotta dalla normativa è contenuta nel primo e nel quarto comma dell’articolo 9 del decreto legge e riguarda l’abrogazione delle tariffe professionali.
Un primo intervento sul sistema tariffario in uso ai professionisti era già stato operato nel 2006 dal decret legge Bersani (convertito in legge 4 agosto 2006, n. 248), che aveva abolito l’obbligatorietà dei minimi tariffari.
Oggi, oltre ai minimi tariffari, risultano aboliti anche i massimi, sicché il professionista potrà pattuire qualunque compenso con il cliente.
Si assiste dunque al passaggio da un sistema in cui il compenso veniva tradotto in numeri e tabelle calibrate sul valore economico dell’incarico conferito al professionista, a un sistema in cui la valutazione della complessità dell’incarico viene affidata a valutazioni e a meccanismi puramente equitativi.
Il terzo comma dell’articolo 9 stabilisce, infatti, che il compenso del professionista, non potendo più essere basato sulle vecchie tariffe, dovrà essere adeguato “all’importanza dell’opera”, un criterio, questo, che al momento non risulta sorretto da alcuna linea guida e lasciato alla libera valutazione dell’esperto e del cliente.
Sempre il terzo comma della norma in esame prevede che il compenso debba essere pattuito al momento del conferimento dell’incarico.
In una prima versione del decreto si stabiliva che il preventivo avente ad oggetto il compenso del professionista dovesse essere necessariamente rilasciato per iscritto, ma il testo definitivo deliberato dal Consiglio dei Ministri prevede, invece, l’obbligo del preventivo scritto solo in caso di richiesta del cliente.
Sempre in una prima stesura del testo di legge si leggeva che la misura del compenso doveva essere pattuita “in modo omnicomprensivo”; nella versione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale si legge ora l’esatto contrario e cioè, che la misura del compenso va pattuita “indicando per le singole prestazioni tutte le voci di costo, comprensive di spese, oneri e contributi”. Si è passati, quindi, da un sistema basato su un criterio di sinteticità a uno connotato da estrema analiticità.
È evidente che la logica sottesa all’obbligo del preventivo sia quella di aiutare il cliente a individuare con anticipo quanto “andrà a spendere”, consentendogli l’opportunità di valutare con maggior facilità diverse offerte.
Appare però altrettanto evidente che l’obbligo per il professionista di formulare un preventivo, che di fatto si traduce in un consuntivo vero e proprio, si pone in contraddizione con l’altra logica sottesa al provvedimento, quella cioè, di garantire che il relativo ammontare sia collegato al conseguimento del risultato utile per il cliente.
Questo risultato, tuttavia, non rappresenta sempre un dato certo ma un evento influenzato da diverse variabili.
Se il testo del decreto verrà convertito in legge senza ulteriori modifiche, il professionista avrà quindi il dovere di predeterminare sin dall’inizio l’ammontare totale del suo compenso, e questo nonostante la sua prestazione sia spesso incerta.
Difficile è infatti, specie nell’ambito forense, preventivare la durata di una prestazione o le specifiche attività in cui questa si dovrà articolare. Ancora più difficile è preventivare la complessità del suo svolgimento poiché in essa influiscono fattori che possono essere del tutto estranei al controllo del professionista e causati da eventi inattesi, spesso imprevedibili, verificatesi nel corso del mandato.

Dott.ssa Laura Bertani
ACCMS Studio Legale

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