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Responsabilità da prodotto difettoso

del 29/08/2011

Responsabilità da prodotto difettoso

Il nuovo codice, finalizzato a riordinare ed esemplificare la normativa sulla tutela dei consumatori, è articolato in 146 norme e si occupa della responsabilità da prodotto difettoso agli articoli 114-127.
L’obiettivo dichiarato di tale modello giuridico è stato il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri per garantire un livello elevato di protezione del consumatore e per non falsare la concorrenza e limitare la libera circolazione delle merci.
Quanto al campo di applicazione esso comprende i beni mobili oggetto di produzione industriale incorporati o non in un altro bene mobile o in un immobile nonché le materie prime agricole e prodotti della caccia.
Si considera produttore:

  • chiunque partecipi al processo di produzione;
  • l’importatore del prodotto difettoso;
  • qualsiasi persona che apponga al prodotto il proprio nome, il proprio marchio o qualsiasi altro segno distintivo;
  • quando non può essere individuato il produttore, ogni fornitore, a meno che comunichi al danneggiato, entro un termine ragionevole, l’identità del produttore.

La responsabilità da prodotto difettoso riveste carattere extracontrattuale ed oggettivo essendo svincolata dall’accertamento della colpa e nasce dall’esigenza:
a) di garantire l’utilizzatore in considerazione dell’insufficienza dei rimedi contrattuali del contratto di vendita non adeguati ad esercitare la dovuta pressione sul produttore del bene difettoso;
b) di bypassare il problema di un collegamento esclusivo tra consumatore-acquirente del bene di consumo e venditore legati dal un rapporto contrattuale;
c) di proteggere adeguatamente la posizione dei terzi (cosiddetti bystanders) venuti a contatto diretto con il bene.
Per prodotto si intende ogni bene mobile anche se incorporato in bene mobile o immobile nonché l’elettricità.
La responsabilità del fornitore è subordinata alla triplice condizione che non sia nota l’identità del produttore, che egli abbia distribuito il prodotto nell’esercizio di un’attività commerciale e che non sia stato in grado o abbia omesso di comunicare, nel termine di tre mesi dalla richiesta formulata dal danneggiato, o in quello ulteriore accordatogli da giudice, l’identità o il domicilio del produttore o della persona che gli ha a sua volta fornito il prodotto.
La responsabilità oggettiva del fornitore ha esclusivamente lo scopo di indurlo a rivelare l’identità del produttore .
Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere, tenuto conto di tutte le circostanze tra cui :

  • il modo in cui il prodotto è stato messo in circolazione;
  • la sua presentazione;
  • le sue caratteristiche palesi;
  • le istruzioni e le avvertenze fornite;
  • l’uso a cui il prodotto può essere ragionevolmente destinato e i comportamenti che in relazione ad esso si possono ragionevolmente prevedere;
  • il tempo in cui il prodotto è stato messo in circolazione.

Un prodotto non può essere considerato difettoso per il solo fatto che un prodotto più perfezionato è stato in qualunque tempo messo in commercio.
Un prodotto è difettoso quando non offre la sicurezza normalmente offerta dagli altri esemplari della medesima serie.
I difetti di fabbricazione riguardano solo il singolo esemplare di una produzione ineccepibile, dovuti ad un insufficiente esercizio dei controlli e/o delle ispezioni di qualità normalmente assicurati all’interno dei processi produttivi.
I difetti di progettazione, i design defects dell’esperienza nordamericana, riguardano i prodotti mal concepiti originariamente, nei quali il difetto investe non un unico esemplare, ma l’intera categoria dei prodotti.
I difetti sull’informazione per un uso corretto del prodotto da parte del consumatore sussistono quando non sia garantita un’adeguata informazione in relazione alle modalità di utilizzazione del prodotto stesso.
I rischi (o difetti) di sviluppo riguardano settori caratterizzati da un tasso veloce di mutamento del patrimonio tecnico conoscitivo disponibile (ad esempio la produzione di farmaci). Il vizio di sviluppo è successivo all’immissione del prodotto sul mercato poiché non poteva essere previsto in anticipo.
È risarcibile innazitutto il danno cagionato dalla morte o da lesioni personali. Tra i pregiudizi risarcibili quelli attinenti al recupero della persona, ma anche le conseguenze patrimoniali dell’illecito.
In caso di morte del danneggiato scatterà, oltre all’eventuale pretesa iure hereditario per i pregiudizi determinatisi nell’intervallo di tempo tra l’accadimento ed il suo esito letale, quella iure proprio dei congiunti e di quanti si vedano legittimati a far valere aspettative di contributi da parte del defunto.
In caso di lesioni personali sorgerà il diritto al ristoro tanto sul piano della compromissione della capacità lavorativa, quanto su quello della lesione del diritto alla salute.
Nessun rilievo è dato alla qualità (consumatore, bystander, professionista, lavoratore subordinato) con cui il soggetto danneggiato venga a rapportarsi con il prodotto difettoso.
In secondo luogo trova ristoro il pregiudizio derivante dalla distruzione o il deterioramento di una cosa diversa dal prodotto difettoso, purché di tipo normalmente destinato all'uso o consumo privato e così principalmente utilizzata dal danneggiato.
Il danno a cose è risarcibile solo nella misura che ecceda la somma di euro 500.
Dal novero dei danni risarcibili è escluso innanzi tutto quello derivante dal vizio o difetto del prodotto stesso. Rientrano invece nei danni risarcibili la distruzione o il deterioramento di cose diverse dal prodotto difettoso sempre che siano integrate tre condizioni:

  1. che si tratti di cose destinate all’uso o consumo privato;
  2. che a tal fine siano utilizzate almeno in via principale dal danneggiato,
  3. che il pregiudizio ecceda la soglia di euro 500.

La ratio della disposizione è quella di assicurare un tutela agevolata ai consumatori privati, ritenuti bisognosi di protezione, nel presupposto che gli operatori professionali siano consapevoli e sofisticati quanto basta per prevenire o internalizzare i rischi.

La responsabilità per danni cagionati dall’utilizzo di un prodotto difettoso è il frutto di un’evoluta normativa:

  • Direttiva 85/374 CEE del Consiglio del 25 luglio 1985 relativa al riavvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative degli Stati Membri in materia di responsabilità per danno da prodotti difettosi;
  • decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988 n. 224 in attuazione della Direttiva 85/374 CEE;
  • Direttiva 34/1999/CE, estensione del campo di applicazione della Direttiva 85/374 CEE alle materie prime agricole e ai prodotti della caccia;
  • relazioni sull’applicazione della Direttiva della Commissione Europea:
    1) prima relazione 13 dicembre 1995;
    2) libro verde raccolta di informazioni sulla responsabilità civile per danno da prodotti difettosi del 28 luglio 1999;
    3) seconda relazione 31 gennaio 2001;
  • codice del consumo, decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 ottobre 2005.

Avv. Anna Lisa Bitetto
Loconte & Partners Studio Legale e Tributario

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