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Valutazione del rischio stress lavoro-correlato

del 27/01/2011

Valutazione del rischio stress lavoro-correlato

Il 31 dicembre 2010 scatterà l’obbligo, ai sensi dell'articolo 28 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81, come modificato dal D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 e integrato dal DL 78/2010 convertito con modificazioni in L. 122/2010, per i datori di lavoro pubblici e privati di valutare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compreso il rischio stress lavoro-correlato: pertanto, da tale data entrerà a far parte delle misure per la tutela dei lavoratori, accanto al rischio fisico, chimico e biologico, un fattore di rischio c.d. immateriale, connesso con aspetti di natura psicologica legati all’organizzazione e all’ambiente di lavoro, o, in senso più ampio, al “clima organizzativo”.
Si tratta di un aspetto dell’organizzazione del lavoro che sta diventando sempre più importante perché proprio di ogni tipologia di lavoro e di ogni ambiente di lavoro. Lo stress, infatti, che corrisponde a una condizione psicofisica tale per cui taluni individui non si sentono in grado di rispondere alle richieste provenienti dal contesto lavorativo, può colpire qualunque lavoratore quale che sia la tipologia del contratto di lavoro e la dimensione dell’azienda. La potenzialità lesiva, infatti, dei rischi psicosociali inerenti agli ambienti di lavoro ha reso sempre più sensibile anche il legislatore interno, sulla scorta di orientamenti già espressi a livello comunitario e scaturiti nell’Accordo Europeo 8 ottobre 2004.

In vista dell’avvio delle operazioni di valutazione del rischi e proprio ai fini dell’implementazione e dell’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi, il Ministero del Lavoro, con lettera circolare dello scorso 18 novembre 2010 n. 23692 ha reso note le indicazioni metodologiche, attese da tempo, diramate dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (art. 6, c. 8, lett. m-quater, D.lgs. n. 81/20028, così come modificato dall’art. 6 c. 2, D.lgs. 106/2009).
Si tratta di un documento molto snello che identifica una metodologia di approccio idonea a supportare i datori di lavoro pubblici e privati nella prima fase di avvio delle rilevazioni. Come noto, infatti, la complessità dell’argomento e la difficoltà di isolare un fattore di rischio così “immateriale” potrebbe generare alcune difficoltà operative, quantomeno in fase preparatoria e per la programmazione degli interventi. Per tale ragione e al fine di assicurare una preliminare rilevazione delle aree d’indagine, la nota prevede due diverse fasi. La prima, necessaria, diretta a identificare e isolare alcuni indicatori oggettivi, la seconda eventuale, da attivare solo nel caso in cui la valutazione preliminare faccia emergere elementi di rischio e i correttivi identificati si rivelino inefficaci. In questo caso sarà necessario procedere a un’analisi approfondita che prevede un percorso più strutturato, attraverso questionari focus group e interviste semi-strutturate su gruppi omogenei di lavoratori e/o campioni rappresentativi degli stessi, al fine di procedere alla pianificazione e all’adozione di tutti i necessari interventi correttivi.

Quanto alla valutazione preliminare, la stessa prevede un’analisi di tre diverse tipologie d’indicatori oggettivi:

  1. eventi sentinella: indice degli infortuni; numero di assenze per malattia; periodicità del turnover; eventuali lamentele formalizzate da parte dei lavoratori; procedimenti disciplinari; segnalazioni da parte del medico competente;
  2. contenuto del lavoro: l’ambiente di lavoro e le attrezzature presenti; ritmi e carichi di lavoro; orario di lavoro e turnazione; coerenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti;
  3. contesto lavorativo: ruolo ricoperto nell’organizzazione aziendale, grado di autonomia decisionale e di controllo; sviluppi di carriera; conflittualità interna; comunicazione.

Se dall’analisi non dovessero emergere elementi di rischio, il datore di lavoro deve solo dichiararlo nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR), prevedendo, tuttavia, un piano di monitoraggio. Nell’ipotesi, invece, in cui emergessero elementi di rischio, dovranno essere pianificati dei correttivi.
Le note precisano che la data del 31 dicembre 2010 deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione. La programmazione temporale delle attività di valutazione e l’indicazione del termine finale di espletamento delle stesse vanno riportate nel Documento di Valutazione dei Rischi. Gli organi di vigilanza, ai fini dell’adozione dei provvedimenti di propria competenza, terranno conto della indicata programmazione temporale.
I datori di lavoro, invece, che alla data del 31 dicembre 2010 dovessero avere già effettuato la valutazione, ai sensi delle indicazioni contenute nell’Accordo Europeo, non devono ripetere l’indagine ma sono tenuti unicamente al monitoraggio e all’aggiornamento della stessa.

di Luca Failla
LABLAW – Studio Legale Failla, Rotondi & Partners

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