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Anche gli avvocati più anziani sui banchi

del 05/11/2010

Anche gli avvocati più anziani sui banchi

Anche gli avvocati più “anziani”torneranno sui banchi di scuola per diventare specialisti. Un emendamento all'articolo 8 (sulle specializzazioni) della riforma forense ha infatti eliminato la possibilità, in regime transitorio, per i professionisti iscritti all'albo da più di vent'anni, di acquisire il titolo di avvocato penalista, tributarista, amministrativista e via dicendo senza sottoporsi all'esame del Cnf. Una modifica, quella approvata ieri dall'Assemblea del senato su proposta dell'opposizione, destinata a suscitare ulteriori polemiche, da parte dell'avvocatura, sulla norma sulle specializzazioni. Perché l'articolo, così come è stato emendato e approvato dall'Aula del senato, risulta significativamente diverso sia dal testo proposto dal comitato ristretto della Commissione giustizia, sia dal regolamento sulle specializzazioni approvato a settembre scorso dal Consiglio nazionale forense. E in particolare, sull'automaticità del conseguimento del titolo di specialista per gli avvocati con più di vent'anni di esperienza che ne facciano richiesta, la stessa avvocatura si è mostrata divisa. Fatto sta che la maggioranza ha accolto in parte le obiezioni dell'opposizione sul comma 10, “che è soltanto la norma di chiusura di un intero sistema che pone l'obbligo di continuare a studiare, di formarsi e di specializzarsi soltanto ai giovani professionisti", ha detto il capogruppo Pd, Anna Finocchiaro. Ma la seduta di ieri è stata caratterizzata più che altro dalle numerose interruzioni dovute alla mancanza del numero legale: due volte in apertura di lavori la mattina e altre due al pomeriggio. Segno che, se Palazzo Madama doveva dare un colpo di acceleratore alla riforma per approvarla definitivamente in prima lettura entro mercoledì prossimo (si veda ItaliaOggi del 3/11), questo non è avvenuto. L'Assemblea ha comunque ripreso l'esame degli emendamenti accantonati riferiti all'articolo 2, che reca la disciplina della professione forense. Fermo restando che l'esercizio della professione resta condizionato all'iscrizione all'albo, vengono individuate le attività giudiziali e stragiudiziali di esclusiva competenza degli iscritti. È stato sostituito il comma 6 con un testo che, tra l'altro, stabilisce che, fuori dai casi in cui ricorrono competenze espressamente individuate relative a specifici settori del diritto e che sono previste dalla legge per esercenti altre professioni regolamentate, l'attività di consulenza e di assistenza legale stragiudiziale è riservata agli avvocati. Previsione che ha fatto scattare immediate le critiche delle associazioni dei consumatori, e in particolare dell'Aduc che ha gridato alla “vittoria della corporazione degli avvocati contro i consumatori”. Nella seduta antimeridiana, poi, è stato approvato, con modificazioni, l'articolo 4 in tema di associazioni e società tra avvocati e multidisciplinari, l'art. 8, e il 10 in tema di formazione continua. La norma elenca anche gli avvocati che sono esentati dall'obbligo di formazione. Nel pomeriggio è stato poi accantonato l'art. 13 (sostituzioni e collaborazione) e approvati, tra gli altri, l'art. 15 (modifiche all'art. 29) e il 16 (iscrizione e cancellazione). Non sono stati approvati, inoltre, gli emendamenti presentati dall'opposizione sul divieto di iscrizione all'albo forense di chi sia stato condannato per gravi reati. Al riguardo il Cnf aveva sottolineato ieri mattina come una eventuale approvazione avrebbe minato “l'autonomia, storicamente improntata a grande severità, con la quale i Consigli dell'ordine forense hanno sempre escluso la iscrizione all'albo di richiedenti che avessero riportato condanne penali”. L'Aula ha infine approvato un emendamento all'art. 17 (incompatibilità) che ripristina l'incompatibilità tra l'iscrizione all'albo e il rapporto di lavoro subordinato nel settore privato, rimossa precedentemente con un altro emendamento, che aveva scatenato le proteste di Cnf e Oua.

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