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Uber e Uberpop, le norme per la mobilità cittadina

del 24/05/2016

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Uber e Uberpop, le norme per la mobilità cittadina

La Legge quadro del 1992 per il trasporto di persone mediante autoservizi non di linea (L. 15.1.1992, n. 21) è rimasta sostanzialmente invariata fino al famoso art. 29, co. 1 quater del D.L. 30.12.2008, n. 207 che ha nei fatti rimodulato, nel senso di una diminuita operatività, il settore noleggio con conducente (n.c.c.). Tuttavia, anche a causa di una certa leggerezza del legislatore, vi sono disparità di vedute e dure contrapposizioni circa l'effettiva entrata in vigore di tale art. 29, co. 1 quater, ritenuta sussistente, da ultimo, dal Tribunale di Milano (in sede d'appello) sent. 8359/15, ma non dal Ministero dei Trasporti con Circolare 31.3.2016, prot. 6446 e comunque subordinata all'entrata in vigore di "urgenti disposizioni attuative, tese a impedire pratiche di esercizio abusivo del servizio di taxi e del servizio di noleggio con conducente o comunque non rispondenti ai principi ordinamentali che regolano la materia" delle quali non si è vista traccia. In definitiva, il legislatore sarebbe dovuto intervenire sul tema ma, ad oggi, non lo ha fatto. Nel frattempo sono entrati nel mercato del trasporto di persone con vettura, fossilizzato da oltre cinquant'anni, gli innovativi servizi Uber e Uberpop, quest'ultimo con conducente addirittura non professionista. 

Ne è seguito un profluvio di multe per violazione dei limiti imposti agli n.c.c. con la L. 21/92 e di giudizi di fronte al giudice di pace contro i noleggiatori con conducente operativi nel servizio Uber.

Nel frattempo, l'Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART, Atto di segnalazione al Governo e al Parlamento sull'autotrasporto di persone non di linea: taxi, noleggio con conducente e servizi tecnologici per la mobilità, 21.5.2015) proponeva riforme della legge 21/92 nel senso di una maggiore concorrenza tra n.c.c e taxi –peraltro in linea con gli orientamenti dell'Antitrust—e addirittura il riconoscimento del servizio svolto da "conducenti privati che utilizzino veicoli di loro proprietà" (Uberpop). A questi sviluppi si contrapponeva l’ordinanza del 25.5.2015, confermata in sede di reclamo il 2.7.2015, con la quale il Tribunale di Milano statuiva - a diritto vigente - che il servizio Uberpop, inquadrato nell'art. 82 CdS, realizzava concorrenza sleale con il servizio taxi.

Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza - nell'assenza di qualsiasi disposizione che riguardasse Uberpop - il 19.4.2015 chiedeva, poi, un parere al Consiglio di Stato circa l’applicabilità delle sanzioni previste agli artt. 85 e 86 del Codice della strada per l'esercizio abusivo rispettivamente del servizio di noleggio con conducente e del servizio di taxi con le dure sanzioni conseguenti nelle ipotesi di Uberpop esercitata da autisti non professionisti. Il Consiglio di Stato rispondeva con proprio parere del 25.11.2015 nei fatti affermando che il servizio Uberpop delinea una figura nuova di "trasporto privato di persone non di linea" sconosciuta alla vigente Legge 21/92, e a seguito della incompletezza della legge che impediva di esprimere qualsivoglia opinione in materia, trasmetteva il proprio parere al Presidente del Consiglio. Il Ministero dell'Interno allora, non avendo nei fatti avuto risposta dal Consiglio di Stato, propendeva con propria circolare dell'11.3.2016, per la applicazione alla fattispecie, nei fatti Uberpop, del più blando art. 82 C.d.S.

Nel frattempo i lavori per la riforma della L. 21/92 proseguivano in Senato ma il 18 marzo 2016 il Governo, per scongiurare il minacciato sciopero dei tassisti, annunciava il ritiro di tutti gli emendamenti presenti nel disegno sulla concorrenza (ddl 2085) – giudicati inaccettabili dai tassisti – che avrebbero appunto riguardato il trasporto e introdotto una maggiore concorrenza tra taxi e n.c.c. A fronte di tale paventato ennesimo azzeramento normativo slitterebbero ancora, evidentemente, i tempi di qualsiasi soluzione normativa della controversa questione Uber, Uberpop, Taxi e n.c.c.

Da ultimo il Comune di Milano, in data 4 maggio 2016, ha emanato una circolare con la quale - apertamente contestando le conclusioni del Ministero dell'Interno - ha affermato che continuerà comunque a fare applicazione degli art. 85 e 86 C.d.S. nei casi Uberpop. Sembra, insomma, che i tempi siano più che maturi per una decisa e risolutiva presa di posizione da parte del legislatore nazionale.

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