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Mantenimento figli: in quali casi intervengono i nonni

del 17/05/2016

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Mantenimento figli: in quali casi intervengono i nonni

I criteri con cui deve essere determinato l’assegno di mantenimento per i figli sono tra l’oggetto più discusso quando si deve affrontare una separazione. Il quadro è reso anche più articolato perché in determinati casi la legge prevede la possibilità di un intervento dei nonni.

È bene specificare che il quadro normativo riguarda tutti i figli, legittimi o meno. Le norme sono chiare:

“Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni (art 315 cc). Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis (Art 147 cc).”

I genitori devono adempiere i loro obblighi nei confronti dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo. Quando i genitori non hanno mezzi sufficienti, gli altri ascendenti, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.

In caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi abbia interesse, sentito l’inadempiente e assunte informazioni, può ordinare con decreto che “una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole”. (Art. 316 bis)”

Dall’impianto del codice civile si deduce che il mantenimento è un obbligo di legge in capo ai genitori, che siano essi sposati o meno, e che l’assegno è determinato in base alle rispettive sostanze e alla capacità di lavoro professionale.

In caso di separazione, l’art 337 ter stabilisce dei criteri definiti – se non c’è accordo tra i coniugi – in base al reddito di ognuno:

• Le attuali esigenze del figlio;

• Il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza con entrambi i genitori;

• I tempi di permanenza presso ciascun genitore;

• Le risorse economiche di entrambi i genitori e la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

Nel corso degli anni, la giurisprudenza della Cassazione ha individuato alcuni orientamenti specificando, ad esempio, che va data preminenza al criterio delle attuali condizioni del figlio. Sempre la giurisprudenza ha chiarito che, se il figlio sta con i genitori in suddivisione paritaria della convivenza e del tempo, non è necessario alcun mantenimento e ogni genitore sopporta l’onere nel periodo in cui il figlio sta presso di lui.

L’obbligo permane fino a quando i figli non raggiungono una condizione di indipendenza economica e la maggiore età, e quando percepiscono un reddito corrispondente alla professionalità acquisita o comunque è nelle condizioni di essere economicamente autosufficiente.

Nei corso delle separazioni si parla e si discute spesso di criteri, confronti, ecc., mentre è meno conosciuta la possibilità di un intervento dei nonni, sopra ricordato (art 316 bis).

La Cassazione ha chiarito che l'obbligo di mantenere i propri figli grava sui genitori in senso primario ed integrale, sicché qualora l'uno dei due genitori non voglia o non possa adempiere, l'altro deve farvi fronte con tutte le sue risorse patrimoniali e reddituali e deve sfruttare la sua capacità di lavoro. Se non ha i mezzi per provvedervi, allora si concretizza l’obbligo degli ascendenti, che mantengono comunque un ruolo sussidiario e sono chiamati a contribuire sia che siano nonni per la parte adempiente o nonni per la parte non adempiente. L’obbligo è anche cogente perché il Presidente del Tribunale può decidere di ordinare di versare una quota del reddito direttamente al genitore. I nonni non hanno l’obbligo di mantenere in toto i nipoti, ma di fornire i mezzi necessari ai genitori perché possano provvedervi.

In conclusione: il quadro normativo sommariamente descritto pone al centro delle scelte le esigenza dei figli, soprattutto quando sono minori. Questa è la vera chiave interpretativa quando si va in tribunale.

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