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Derivati: cosa sono e quali effetti hanno su imprese e privati

del 21/04/2016

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Derivati: cosa sono e quali effetti hanno su imprese e privati

La sempre maggiore diffusione sul mercato privato e pubblico degli investimenti in prodotti derivati con una progressiva e allarmante matrice speculativa e una normativa del settore dell'intermediazione mobiliare orientata ad allargare le maglie sul controllo delle operazioni finanziarie, ha di fatto scatenato nuovi scenari che coinvolgono tanto le imprese quanto gli enti pubblici ed i singoli risparmiatori.

Nonostante gli interventi legislativi finalizzati a regolamentare la materia, caratterizzata da elevata potenzialità di sviluppo nei settori finanziari, l'attuale struttura legislativa non ha trovato particolare successo nella prassi di tutti i giorni, rivelandosi in molti casi non aggiornata in relazione alle caratteristiche della complessità, della chiarezza e della velocità degli strumenti finanziari.

Negli ultimi anni si sono susseguiti svariati interventi legislativi che hanno cercato di arginare gli effetti di una politica finanziaria sempre più aggressiva, fonte dell'instabilità economica e dell'incremento dei rischi finanziari.

A tal riguardo, occorre rimarcare come, a seguito degli accordi di Bretton Woods risalenti all'anno 1971, nell'ambito di una serie di aspetti congiunturali determinati da manovre recessive e operazioni speculative (contesto storico divenuto nuovamente attuale con le nuove politiche monetarie), si cercò un rimedio attraverso un progetto di liberalizzazione del sistema e l'applicazione parallela di strumenti di tutela contro l'oscillazione dei tassi di interesse e delle valute.

Al fine di arginare gli effetti prodotti dalle nuove politiche neo liberiste, un primo e importante intervento legislativo è stato il D.Lgs. n. 58 del 24/02/1998, comunemente chiamato T.U.F. (Testo Unico della Finanza)

Il legislatore, nell'intento di regolamentare la materia con l'introduzione del Testo Unico sulla Finanza, ha disciplinato l'attività di intermediazione finanziaria, annoverando tra gli strumenti finanziari derivati, gli swap, le opzioni, i contratti differenziali e qualsiasi altro prodotto finanziario che comporti uno scambio tra denaro, valute, tassi di interessi, merci e ogni altra materia prima di rilevante interesse economico.

Occorre quindi domandarsi che cosa sono e come funzionano i contratti derivati che hanno ormai saturato il mercato finanziario globale e quali i loro effetti che stanno mettendo in ginocchio le economie di molti paesi tra cui l'Italia.

Le interpretazioni sul tema sono oggi ancora molto dibattute, ma stando a quelle maggiormente accreditate, le operazioni in derivati (swap) avrebbero una natura meramente aleatoria e sarebbero strutturati in modo tale da scambiare flussi finanziari senza trasferire ricchezza ma solo allocando il rischio relativo alle oscillazioni di valore.

Tali operazioni possono essere legate agli usi di borsa index linked swap o a tassi di interesse quali interest rate swap, o a valute currency swap o a merci commodity swap con le caratteristiche di possibilità di guadagno o di perdita illimitate al momento della loro conclusione.

Le scelte che negli ultimi anni hanno portato la maggior parte degli istituti di credito a collocare sul mercato gli strumenti derivati vanno ricondotte a finalità di copertura o di speculazione riservate agli operatori e agli investitori consapevoli.

Tale processo ha scatenato un maggiore e progressivo mutamento del mercato, trasformando la finalità dei suddetti strumenti di copertura o speculativi in sempre più complesse operazioni legate all'attività di impresa e di finanziamento.

La domanda che ancora oggi non ha avuto una definitiva risposta è quella di affermare se sia possibile o meno considerare la natura di tali strumenti quali normali compravendite o, al contrario, vere e proprie scommesse, o come autorevolmente sostenuto da una parte della giurisprudenza di merito una scommessa legalmente autorizzata.

Occorre quindi riflettere perché in passato il Legislatore, nel corso della Prima Guerra Mondiale, abbia adottato un atteggiamento di cautela e di particolare attenzione sul mercato borsistico, al punto tale da considerare dette operazioni al pari delle scommesse con una netta distinzione tra attività bancaria e finanziaria.

Nell'immediato dopoguerra, il rilancio delle economie e l'espansione delle politiche neo liberiste  hanno mutato gli orientamenti legislativi di molti paesi, tra cui l'Italia, allentando la morsa del controllo e della prudenza nei confronti del mercato borsistico ed estendendo gli effetti della speculazione non più ai soli operatori del settore ma progressivamente anche all'impresa e al piccolo risparmiatore, arrivando sino ai giorni nostri a escludere le operazioni in strumenti derivati dal fenomeno della scommessa e del gioco, a cui un tempo erano associate, definitivamente abbandonando quella che era stata la prudente scelta di separare l'attività bancaria da quella finanziaria.

Il risultato delle politiche liberiste è sotto gli occhi di tutti, la speculazione finanziaria ha di fatto ibridato l'attività bancaria consentendo alle banche la collocazione sul mercato di strumenti finanziari derivati quali gli swap, a soggetti inconsapevoli e inesperti del settore finanziario, esponendo imprese e consumatori a rischi finanziari e a perdite di denaro illimitate.

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