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Università: stop al mantenimento se il figlio è maggiorenne e fuori corso

del 16/03/2016

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Università: stop al mantenimento se il figlio è maggiorenne e fuori corso

Con la sentenza del 29 settembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1858 la Suprema corte di Cassazione ha esaminato un caso molto interessante relativo al mantenimento dei figli maggiorenni, studenti universitari e non economicamente autosufficienti.

La pronuncia in esame riguarda il caso originato da un ricorso con il quale la madre chiedeva la modifica delle condizioni di cui alla sentenza di divorzio, che aveva posto a suo carico un contributo di circa € 400,00 per il mantenimento dei figli conviventi con il padre. Il Tribunale di Napoli rigettava la domanda di revoca dell’assegno, disponendo che la somma fosse versata direttamente ai figli maggiorenni, ma non autosufficienti economicamente. La donna proponeva reclamo insistendo per la revoca del contributo al mantenimento dei figli e la Corte di Appello, in accoglimento del predetto reclamo, revocava il contributo. Sul punto giova ricordare che l’obbligo dei genitori di mantenere il figlio fino all’indipendenza economica è previsto sia nel caso in cui la coppia sia sposata, sia qualora intervenga la separazione o il divorzio. In questi ultimi due casi, il giudice fissa la misura dell’assegno di mantenimento che il coniuge non collocatario (ossia colui che non convive coi figli) deve versare all’altro o, se maggiorenne, allo stesso figlio.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata che si è formata sul punto, secondo cui, il dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita.

Partendo da tale presupposto la Corte di Cassazione ha rilevato come, nel caso di specie, i genitori avevano dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università; quest’ultimi però non avevano saputo trarre profitto dall’occasione offerta. Infatti, il primo figlio nel 2008 risultava iscritto all’Università, al terzo anno, e aveva superato soltanto 4 esami; allo stesso modo il secondo figlio, risultava fuori corso per la quarta volta presso la facoltà Cultura e Amministrazione dei beni Culturali e aveva superato meno della metà degli esami complessivi. La decisione della Corte d’Appello, quindi, è stata confermata.

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