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Avvocati: più libertà per la pubblicità e le comunicazioni web

del 09/02/2016

Avvocati: più libertà per la pubblicità e le comunicazioni web

Un'importante modifica è stata apportata nei mesi scorsi al Codice Deontologico Forense, il testo che disciplina le norme di comportamento degli avvocati che esercitano in Italia. In particolare il Consiglio Nazionale Forense ha approvato una modifica al testo dell'articolo 35, la norma che riguarda le modalità di corretta informazione.

La modifica dell'articolo 35

La recente modifica che ha riguardato l'articolo 35 del codice ha eliminato due commi della versione precedente, specificando che l'informazione corretta deve essere rispettata “quale che sia il mezzo utilizzato per rendere le informazioni”. La nuova versione ha quindi eliminato le parti specifiche che facevano invece esplicito riferimento ai siti web. La modifica della norma ha quindi come conseguenza l'ammissibilità dell'utilizzo di qualsiasi tipo di mezzo di informazione, comprendendo quindi anche ogni tipologia di sito web. Rimane per gli avvocati l'obbligo di effettuare questo tipo di comunicazione rispettando i principi contenuti nel codice deontologico, che prevede la necessità di rispettare verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza nelle comunicazioni relative alla professione.

Promozioni online dopo il caso "Amica Card"

In merito alle comunicazioni in rete e alle possibilità autorizzate per il reperimento dei clienti, il Consiglio Nazionale Forense è intervenuto di nuovo anche sul caso "Amica Card". La vicenda fa riferimento all'autorizzazione negata dallo stesso consiglio nazionale nel 2012, che aveva espresso un parere contrario alla partecipazione degli studi legali ad un programma di fidelizzazione che consentiva l'accesso a sconti rispetto alle tariffe standard applicate. Sulla vicenda era intervenuta anche l'Antitrust, che aveva emesso una sanzione superiore ai 900.000 euro, accusando il Consiglio Nazionale di aver limitato la concorrenza intervenendo sulle tariffe professionali.

In risposta al provvedimento, il Consiglio nazionale ha emesso una nuova delibera nella quale specifica i termini con il quale va inteso il parere espresso in merito, specificando che “il parere n. 48/12 vada interpretato come ferma stigmatizzazione dell’accaparramento di clientela con modi e mezzi non idonei ovvero come stigmatizzazione dell’acquisizione di incarichi professionali tramite l’offerta di omaggi e/o di prestazioni a terzi e/o di promesse di vantaggi e/o la corresponsione di denaro a procacciatori di affari“.

Come ribadito nella stessa nota, ad essere giudicata non idonea non sarebbe quindi la possibilità di effettuare pubblicità, ma le modalità di acquisizione di incarichi professionali tramite canali giudicati non idonei.

Riportiamo infine il testo dei commi abrogati dalla riforma dell'articolo 35:

comma 9: “l‘avvocato può utilizzare, a fini informativi, esclusivamente i siti web con domini propri senza reindirizzamento, direttamente riconducibili a sé, allo studio legale associato o alla società di avvocati alla quale partecipi, previa comunicazione al Consiglio dell’Ordine di appartenenza della forma e del contenuto del sito stesso“.

comma 10: “l‘avvocato è responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito“.

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