La Suprema Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 19193 del 28 settembre 2015, ha statuito che se il coniuge continua una relazione extraconiugale facendo credere all’altro, con atteggiamenti equivoci e mistificatori, che la crisi è superata, deve essere condannato al pagamento di un cospicuo risarcimento, ove tale condotta abbia cagionato un qualunque danno all’altro coniuge ingannato.
Con la suddetta sentenza, gli ermellini hanno confermato la decisione dalla Corte d’Appello, che aveva condannato un uomo al risarcimento della danno, quantificato in Euro 10.000, in favore della moglie, sulla scorta della considerazione che il primo, continuando con la relazione extraconiugale iniziata da tempo, aveva leso la dignità della moglie cagionandole l’insorgere di uno stato depressivo.
L’uomo, nel caso specifico, aveva fatto credere alla moglie che la crisi coniugale intervenuta era stata superata quando, al contrario, non aveva mai interrotto la relazione extraconiugale intrapresa con un’altra donna. Ovviamente, come è risultato anche degli atti di causa, la moglie era all’oscuro della suddetta relazione del marito e, con la scoperta della reale situazione, aveva sviluppato una sindrome depressiva la cui responsabilità andava addebitata al marito.
