In base ai dati emersi da recenti indagini e ricerche nell’ambito aziendale, l’agognato ricambio generazionale tra le PMI italiane è fallito.
Dati di Confindustria dicono che “Il 12% di piccole e medie imprese a gestione familiare è arrivato alla terza generazione, solo il 25% degli imprenditori vede nei figli l’erede ideale”. Il problema e l’esigenza erano noti da tempo, almeno fin dai primi anni ’90 del secolo scorso, ma si è saputo fare poco per affrontarlo e vincere questa sfida. Per la verità ci sono anche dei casi d’eccellenza, dove il ricambio generazionale è stato affrontato, pianificato, ottenuto da “capitani d’azienda”, oggi ultra settantenni, che hanno agito con lungimiranza imprenditoriale, senso pratico e umiltà di fronte al mondo che cambiava.
Purtroppo molti giovani non hanno saputo o voluto percorrere la via dell’impegno e della responsabilità nell’azienda familiare. Passare da una leadership “padronale” del capo vecchio stampo, ad una leadership più condivisa, moderna, fondata sulla delega, è stato per molti imprenditori uno scoglio insormontabile. Senza dubbio hanno pesato su questa sconfitta, ormai persa in larga parte, anche i molti conflitti generazionali dovuti alle difficoltà di comunicazione in famiglia che si sono poi trasferite sul lavoro. In questo dato ha influito anche la debolezza di obbiettivi e propositi di troppi giovani, pur capaci, lasciati crescere nell’illusione.
