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Violenza sulle donne: diritto all’assenza da lavoro per le vittime

del 04/09/2015

Violenza sulle donne: diritto all’assenza da lavoro per le vittime

Novità importanti nel mondo dei diritti sul posto di lavoro: le donne vittime di casi di violenza "di genere" avranno la possibilità di ottenere un congedo temporaneo. La nuova norma è inserita nel tanto chiacchierato Jobs Act a firma Governo Renzi. Vediamo come funziona e in quali casi può essere utilizzato.

La richiesta: in quali casi?

La norma riguarda tutte le lavoratrici, siano esse occupate nel settore pubblico che in quello privato. Il requisito è aver subito una violenza identificabile come "di genere". Ovvero? Per distinguere i casi in cui è realmente applicabile, è necessario che la donna si sia rivolta a un centro anti violenza o a una struttura di protezione in genere.

Se inserita in un percorso di tutela/protezione, la lavoratrice avrà la possibilità di richiedere un congedo temporaneo dal luogo di lavoro per un periodo massimo di tre mesi. 

Come fare richiesta?

Almeno con una settimana di anticipo, la lavoratrice è obbligata ad avvisare il proprio datore di lavoro della propria assenza. Inoltre, è obbligatorio comunicare preventivamente per quanto tempo si intende assentarsi.

Come accennato prima, non è obbligatorio usufruire in toto dei tre mesi messi a disposizione. E’ possibile frazionarli in periodi diversi di minore lunghezza.

Pertanto, ci si può assentare da lavoro anche per unità giornaliere o orarie, sempre rispettando (dove presenti) le norme che regolano i congedi contenute nella contrattazione collettiva. Inoltre, è giusto precisare che il periodo di assenza di tre mesi può essere spalmato su un arco temporale di tre anni e non può essere prorogato con la stessa modalità (con l’eccezione di casi particolari concordati con il datore di lavoro).

E la retribuzione? Per tutto il periodo del congedo, lo stipendio resta pari all'ultimo ricevuto. Allo stesso tempo, ovviamente, il periodo di assenza rientra a tutti gli effetti nel calcolo per la maturazione delle ferie, per i trattamento di fine rapporto, per l'eventuale tredicesima e le altre voci equiparabili presenti nella retribuzione.

Ultime precisazioni. Per quanto la norma preveda un preavviso di sette giorni, è possibile concordare con il datore di lavoro modalità alternative di richiesta soprattutto per i periodi inferiori (congedi giornalieri o orari).

Al rientro dal periodo di congedo, anche se prolungato, la lavoratrice ha il diritto di riprendere il proprio ruolo. Se così non accade, resta valida per la donna la possibilità di ricorrere secondo quanto previsto dalle norme sul rapporto tra lavoratore e datore di lavoro.

Dando uno sguardo più ampio al Jobs Act, si ricordi che nello stesso sono state introdotte nuove possibilità sulle assenze motivate per cause come l'assistenza dei figli o di altre persone. Un punto senza dubbio lodevole, a prescindere dalla burrasca politica sulla riforma in questione.

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