In ambito lavorativo si sente parlare spesso di
formazione per il lavoratori: generale, specifica, obbligatoria. Intervistando
alcuni titolari d’azienda, si riceve come risposta che la formazione se non è
obbligatoria, si può tralasciare; importante è produrre.
“Se il lavoratore sta seduto ad ascoltare
un docente, non produce!” Questo è il tormentone dei titolari d’azienda.
Non si riflette sul fatto che un
lavoratore che abbia ricevuto adeguata formazione sarà in grado di lavorare
meglio rispetto ad un lavoratore che si “improvvisa” e spesso poi cade in
infortunio.
In qualità di RSPP, formatore e consulente per la sicurezza sul lavoro, mi sento di poter affermare che la sicurezza parte proprio da un’adeguata Informazione, Formazione e Addestramento dati ai propri lavoratori. Purtroppo - ma ciò è dovuto anche dal particolare momento economico che si sta vivendo - i datori di lavoro cercano di risparmiare ma non sempre individuano il settore giusto a cui applicare i tagli.
Con l’accordo Stato-Regioni del 22/12/2011 le regole sulla formazione sono state riviste e corrette imponendo obblighi formativi in merito all’uso di attrezzature particolari come quelle atte alla movimentazione meccanica, macchine movimento terra, lavori in quota e molti altri. I titolari d’azienda, di fronte a questi cambiamenti rispondono spesso positivamente mandando i propri lavoratori a corsi di aggiornamento obbligatori. Quello che noto mancare è una cultura adeguata laddove la formazione non è obbligatoria e non è sancita da numero di ore precisato e frequenza obbligatoria extra-aziendale. Intendo con questo tutte quelle attività non menzionate nell’accordo Stato Regioni.
In questi casi spesso il Datore di lavoro si affida alla lettura del curriculum vitae del lavoratore e in base alle necessità gli affida una mansione senza erogare alcuna informazione, formazione e addestramento utili, invece, per il dipendente a capire quale sia il modus operandi dell’azienda. Conseguenza di questo è poi l’infortunio e una cospicua sanzione da parte degli enti preposti per mancata Informazione Formazione e Addestramento in merito alla mansione da svolgere.
Aspetto incentivante alla formazione ma poco conosciuto è dato dagli sgravi fiscali. Un primo risparmio si può ottenere dagli enti bilaterali e dalle associazioni di categoria che possono riconoscere un contributo percentuale visto l’impegno del titolare a incentivare la sicurezza in azienda. Anche i Fondi professionali possono essere strumenti validi attraverso i quali l’azienda ottiene un riconoscimento economico, a volte pari al 100% dell’importo.
L’azienda che possa dimostrare di aver adempiuto alla sicurezza oltre gli obblighi minimi previsti per legge, grazie al modello INAIL “OT24 può ottenere l’abbassamento del premio. Per dimostrare ciò, può investire nei corsi non obbligatori per i lavoratori incentivando così la cultura della sicurezza in azienda, redigere procedure impartendo quindi formazione interna che aiuta a organizzare meglio il lavoro dell’equipe. Informazione e Formazione sono previsti anche dal M.O.G. Modello di Organizzazione e Gestione aziendale che le aziende medio piccole possono adottare ai sensi del DLgs 231/2001.
Il modello prevede, oltre a una accurata valutazione dei rischi, la stesura di procedure, l’adozione di un codice etico, anche una adeguata Informazione e formazione di tutto il personale affinché questo possa rispettare gli obblighi imposti dalle procedure sopra menzionate e dal nuovo sistema di gestione.
Tutto ciò detto, mi sento di suggerire alle aziende di vedere la formazione come un investimento e non come una spesa. Un lavoratore che sa lavorare sarà un lavoratore che si amalgamerà meglio con i colleghi e sarà più produttivo. Un lavoratore lasciato a se stesso che si improvvisa sarà un lavoratore che impiegherà il doppio del tempo per arrivare allo stesso risultato del primo rischiando di più e costando all’azienda in caso di infortunio. diminuiamo gli infortuni. Più IFA (Informazione Formazione Addestramento), più sicurezza, meno ignoranza.
