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Riconoscimento figli, cognome del padre

del 30/06/2015

Riconoscimento figli, cognome del padre

Quando un padre decide di riconoscere il figlio, è obbligatorio che gli attribuisca il proprio cognome? In questo caso, va aggiunto al cognome della madre o sostituisce quello usato in precedenza?

A rispondere alle nostre domande è la Corte di Cassazione, recentemente intervenuta sulla questione con una sentenza.

La vicenda

Tutto parte dal riconoscimento di un bambino, avvenuto da parte del padre a cinque anni dalla nascita. La madre, tra l'altro, aveva espresso parere contrario a questa operazione.

Inoltre, la donna chiedeva che il cognome del padre non sostituisse quello usato fino a quel momento dal bambino (cioè il suo) ma, al massimo, venisse aggiunto come secondo cognome.

La sentenza

La Corte di Cassazione ha deciso a favore del cognome singolo, in quanto il doppio cognome è ancora poco diffuso (sentenza 12640/2015 dello scorso 18 giugno).

I giudici hanno inoltre deciso che il piccolo mantenesse il cognome della madre, cioè quello utilizzato fino a quel momento: la sostituzione con il cognome paterno avrebbe potuto causare dei danni.

Infatti, come avviene per qualsiasi decisione riguardante i minori, si è deciso di evitare al bambino l’eventuale danno arrecato ai suoi rapporti sociali, costruiti intorno al cognome portato fino a quel momento.

Nonostante l'avvenuto riconoscimento della paternità, pertanto, il bambino continuerà a essere conosciuto con il cognome adottato per i primi cinque anni di vita,.

Le conseguenze della sentenza

Come spesso avviene in questi territori di confine della vita sociale, la sentenza citata costituisce un punto di riferimento per il futuro: in casi come quello descritto, a prescindere dal desiderio dei genitori, ciò che conta per l'attribuzione dell'uno o dell'altro cognome è l'interesse del bambino.

La chiave di volta è sempre l’età del piccolo: l'attribuzione del cognome paterno sarebbe potuta avvenire solo nel caso in cui il figlio, con un'identità sociale formata, avesse “deciso” di scegliere coscientemente il nuovo cognome come proprio. In poche parole, più cresce l’età del minore, più aumentano le capacità di riconoscere la propria individualità.

L'intento del giudice, comunque, non è rendere la situazione del bambino simile a quella di un figlio nato da una coppia coniugata, ma tutelare il suo specifico interesse.

Per lo stesso motivo, è stato deciso di non accettare la proposta del doppio cognome. Esso avrebbe comunque modificato l’identificazione sociale del minore, sviluppata fino a prima del riconoscimento da parte del padre.

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