Secondo quanto riportato dall’ISTAT, il rapporto deficit/PIL è in fase di miglioramento (0,2%). Un tale andamento ha posto il dato al 2,8%, laddove le stime precedenti lo ponevano al 3%. In valori assoluti, la riduzione dell’indebitamento netto è stata pari a due miliardi di euro. A ciò, in via generale, si aggiunge una riduzione di cinque decimi di punto della pressione fiscale per il 2013, che quindi passa al 43,3% dal 43,8%.
Nello specifico, secondo l’ISTAT, sono due le cause principali della contrazione del rapporto deficit/PIL. Da un lato, si pone la procedura di deficit eccessivo, che ha quindi portato alla riduzione del rapporto. Dall’altro, troviamo il cambiamento delle regole sugli swap, inerenti ai derivati, che eccedono dal conteggio valido ai fini UE. L’ISTAT, ha specificato che i flussi di interessi relativi a operazioni in strumenti finanziari derivati sono ora considerati operazioni di natura finanziaria e i relativi effetti non sono più contabilizzati negli interessi passivi.
Con le nuove regole di calcolo è emerso che, anche il livello del PIL nominale per l'anno 2013 ha subito una revisione al rialzo del 3,8%, tuttavia resta stabile al -1,9% il tasso di variazione annua. Sul punto si consideri che il livello è cresciuto in riferimento a tutti gli anni analizzati, ciò genera una tendenza all’annullamento degli scarti.
E’ stata, altresì, ricalcolata la percentuale per il 2013 del debito pubblico sul PIL, avvalendosi delle nuove regole. In base a questi calcoli, il dato si attesta al 127,9, (132,6% con il vecchio calcolo).
