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Equo compenso per i dispositivi tecnologici

del 23/07/2014

Equo compenso per i dispositivi tecnologici

Dopo la firma del decreto che rimodula le tariffe che i produttori di dispositivi tecnologici dovranno corrispondere alla SIAE per la concessione dei diritti d'autore per la riproduzione a uso personale di opere musicali e audiovisive, le associazioni di consumatori hanno subito espresso la loro contrarietà e intendono fermare questo aumento che ricadrà, inevitabilmente, sulle spalle dei cittadini.

Il cosiddetto decreto dell'equo compenso firmato dal Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini prevede, per i prossimi tre anni, un aumento che va dai 50 centesimi per i comuni telefonini, fino a 5,20 euro per i tablet e gli smartphone da 32 giga di memoria. Anche per i pc si dovrà pagare la stessa cifra mentre per le tv in grado di registrare si pagherà 4 euro in più. Anche i dispositivi di archiviazione vengono coinvolti in questo aumento quindi, hard disk, chiavette usb e schede di memoria. Per ogni gigabyte posseduto, aumenteranno rispettivamente di 0,01 euro, 0,10 euro e 0,09 euro fino ad un massimo di 20 euro, 9 euro e 5 euro.

Le tariffe erano ferme dal 2009 e il rinnovo sarebbe già dovuto essere stato approvato nel dicembre 2012 in base ad una direttiva europea del 2003 che regolamenta la cosiddetta ‘copia privata’ e destinata ai fabbricanti di memorie di massa.

Questa tariffa però (che dovrebbe dunque essere pagata dai produttori ma che inevitabilmente farò lievitare il costo finale del prodotto al dettaglio) colpisce due volte chi scarica a pagamento o acquista contenuti coperti da diritto d'autore perché, al momento del pagamento, sta già corrispondendo una cifra che comprende anche la quota alla SIAE.

In teoria il decreto equo compenso dovrebbe tassare l'archiviazione di copie private delle opere su dispositivi in grado di conservarle. Ma un recente studio ha dimostrato che la percentuale di utenti che archivia copie protette da copyright su smartphone o dispositivi portatili in genere è molto bassa, circa il 13%. Secondo le associazioni di tutela del consumatore, inoltre, gli introiti della tassazione difficilmente arriveranno a tutti i titolari dei diritti delle opere tutelate dalla SIAE ma probabilmente verranno incassati solo dai più grandi e famosi.

Nel resto d'Europa, fra i Paesi più vicini a noi, la legislazione è molto varia su questa materia. In Spagna, per esempio, questa tassa è stata abolita mentre la Germania e la Francia hanno una tassazione simile alla nostra in vigore dal 1992.

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