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Il dubbio delle ferie per i co co pro

del 22/07/2014

Il dubbio delle ferie per i co co pro

Per i contratti definiti "atipici" come quello di collaborazione a progetto, detto anche co.co.pro., sono previste le ferie? 

Questo tipo di rapporto di lavoro è sempre più diffuso e spesso maschera una falsa assunzione posta in atto per risparmiare sui contributi INPS da pagare e per poter liberarsi più facilmente del dipendente quando non se ne ha più bisogno o quando lo si vuole mandare via per le più disparate ragioni. 

Il contratto di collaborazione a progetto si configurerebbe in realtà come una sorta di lavoro autonomo quindi uno dei dubbi più frequenti del lavoratore è il diritto alle ferie.

Essendo, in teoria, un lavoro indipendente e autonomo, il lavoratore non ha diritto a ferie retribuite perché sono previste solo dal contratto di lavoro subordinato. Però, allo stesso tempo, non trattandosi di un rapporto subordinata è facoltà del lavoratore scegliere di andare o meno in ferie esattamente come succede per i suoi orari di lavoro.

È chiaro che entrambi devono essere compatibili con la riuscita del progetto che deve comunque essere concluso secondo i tempi stabiliti dal contratto che si è firmato.

Le assenze dal lavoro prolungate, dunque, vanno segnalate al committente. La legge infatti dice che in caso di mancata segnalazione di astensione dal lavoro del contraente, l'altra parte può avvalersi dalla cosiddetta clausola di preavviso.

Si tratta della possibilità, per il committente, di recidere il contratto prima della sua scadenza e senza fornire motivazioni. In questo caso non vige infatti la norma della "giusta causa", necessaria in un normale rapporto di lavoro subordinato, per licenziare un dipendente.

Al fine di evitare il ricorso a questo spiacevole tipo di conclusione di contratto, le due parti dovrebbero concordare preventivamente i tempi di astensione dal lavoro.

Tutto quello fin qui detto è valido solo per i rapporti che realmente si svolgono secondo il contratto a progetto.

Ma come accennato in precedenza, tale rapporto viene posto in essere molto spesso da aziende che fanno firmare un contratto a progetto ma di fatto pretendono il rispetto di orari e giornate di lavoro tutt'altro che flessibili, rendendo il lavoratore autonomo un dipendente di fatto. In questo modo il datore di lavoro non è tenuto a versare i contributi al lavoratore, a dargli ferie o giorni di malattia e permesso retribuiti.

E, come spesso accade in Italia, invece di contrastare il fenomeno si tenta di arginare i rischi per il lavorate che può sospendere il contratto in caso di malattia, infortunio o gravidanza, può chiedere un'indennità in caso di maternità, di degenza in ospedale e può chiedere il riconoscimento degli assegni familiari. Vi è inoltre la possibilità di richiedere un'indennità di malattia giornaliera e il rispetto del diritto al congedo parentale.

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