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Il Mef risponde ai moniti dell'Europa

del 06/03/2014

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha replicato ai moniti ricevuti dal commissario Ue Olli Rehn. E’ intenzione dell’esecutivo italiano seguire fattivamente le indicazioni comunitarie, come chiarito anche nel corso dei diversi dibattiti sulle linea programmatiche che si sono verificati in occasione del voto di fiducia ai due rami del Parlamento. “Il programma di riforme dell’Esecutivo è in linea con le indicazioni emerse da questa analisi della Commissione. L’Esecutivo intende infatti dare una svolta al processo di riforma per rafforzare la competitività e garantire una crescita forte, sostenibile e ricca di posti di lavoro. Le riforme annunciate saranno tradotte operativamente in un cronoprogramma che sarà inserito nel prossimo Programma Nazionale di Riforma”, ha continuato il Tesoro.

La Commissione europea ha preso in esame il trend di competitività dell’economia del nostro Paese, oltreché le conseguenze che il debito pubblico elevato potrebbe avere sulla stabilità macroeconomica. Per quel che concerne la competitività, il MEF evidenzia che i limiti della competitività dell’economia italiana possono essere ricondotti a un’unica causa: l’elevato cuneo fiscale. Sul punto il governo ha già messo in cantiere degli interventi di taglio dello stesso. In merito a ciò le prospettive non appaiono negative, in quanto sia la capacità di reazione dell’economia sia il ribilanciamento dei conti con l’estero alimentano la fiducia circa una forte capacità di adattamento e di flessibilità del sistema produttivo del Paese.

“Per contrastare la recessione, le aziende manifatturiere italiane hanno fatto ricorso alla riduzione dei costi di produzione, al miglioramento qualitativo dei prodotti e al contenimento dei prezzi e dei margini di profitto e questo ha permesso un netto miglioramento dei conti verso l'estero. Ciò ha permesso di ottenere un miglioramento della bilancia commerciale che è passata nel breve arco di 3 anni da un deficit di 30 miliardi nel 2010 ad un surplus di quasi 10 miliardi nel 2013. Nello stesso periodo il saldo delle partite correnti è passato da un deficit di 3,5% a un surplus di 0,8% del PIL. La posizione patrimoniale netta sull’estero, pur deficitaria, è rimasta all’interno della soglia d’attenzione collocandosi a meno del 30% del PIL”.

Il Ministro dell’Economia e Finanze Pier Carlo Padoan si è soffermato poi sul debito pubblico come aveva fatto anche la Commissione europea. “L’andamento del debito pubblico in relazione al PIL deriva prevalentemente dal denominatore del rapporto, cioè dalla crescita modesta degli anni precedenti la crisi e poi dalla profonda recessione, che si è accompagnata ad una crescita insoddisfacente della produttività”, spiega il Tesoro. E’ da evidenziare che la crescita del debito è dovuta anche al contributo nazionale ai meccanismi europei di protezione, nonché i rimborsi dei debiti pregressi delle Pubbliche amministrazioni. Si tratta di questioni cruciali e complesse che pretendono analisi mirate, oltreché interventi concreti che possano sostenere in maniera diretta la crescita e la realizzazione di robuste riforme strutturali. “Lo sforzo per correggere l’andamento dei conti pubblici è stato significativo negli ultimi due anni, con un aggiustamento fiscale di circa 3 punti percentuali in termini strutturali grazie al quale la soglia del 3% non è stata superata. Questo ha consentito di contenere l’aumento del rapporto debito/PIL.

Pur in un contesto molto difficile, l’Italia ha mantenuto e rafforzato la propria stabilità economica e finanziaria. L'uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi dell'Unione europea è uno dei risultati visibili di quest’azione. Il calo dello spread sotto i 200 punti base testimonia come gli sforzi del Paese siano stati importanti e riconosciuti. Ora è giunto il momento di porre al centro dell’azione del Governo la crescita economica e l’occupazione”, ha quindi concluso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

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