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Quanto ci costa la politica

del 18/12/2013

Quanto ci costa la politica
Secondo lo studio della Uil, presentato alla stampa dal leader Luigi Angeletti e dal segretario confederale Guglielmo Loy, i costi diretti ed indiretti generati dalla politica ammontano a circa 23,2 miliardi.

Queste spese, che hanno un peso all'1,5% del Pil, sono ripartiti tra funzionamento dei vari organi istituzionali e società pubbliche, oltreché ricomprendere consulenze e costi per mancati risparmi dovuti alla sovrabbondanza del sistema istituzionale.

In termini concreti, la politica in Italia costa in media 757 euro l’anno a ciascun contribuente, con un peso sul Pil che come già accennato di un punto e mezzo. Uno degli aspetti più inquietanti tra quelli messi in risalto dallo studio è che il 5% degli occupati della Penisola vive di politica, si tratta nel dettaglio di ben 1,1 milioni di italiani che con il loro stipendio aggravano i costi generati dall’apparato politico.

Abbiamo altresì visto che a gonfiare le spese di mantenimento della politica vi sono soprattutto quelle dirette al funzionamento degli organi istituzionali, comprensive sia delle istituzioni dirette dallo Stato centrale sia di quelle affidate alle autonomie locali; in questo caso, nell’anno in corso sono stati spesi più di 6,1 miliardi di euro, in controtendenza rispetto all’anno precedente in quanto la spesa è diminuita del 4,6%, vale a dire di 293,3 milioni di euro.

Per quel che concerne le consulenze lo Stato italiano ha speso 2,2 miliardi di euro, mentre per il funzionamento degli organi delle società partecipate 2,6 miliardi di euro. I costi relativi alle famigerate auto blu rientrano nella voce ‘altre spese’, insieme a personale di fiducia politico e direzione Asl, per un costo complessivo di 5,2 miliardi di euro. Per concludere il 2013 ha visto la spesa di ben 7,1 miliardi di euro per il sovrabbondante sistema istituzionale.

"I costi della politica sono ulteriormente aumentati dall’ultima indagine e oggi abbiamo valutato che sono intorno ai 23 miliardi: si possono ridurre di 7 miliardi rendendo le istituzioni più efficaci, senza comprometterne il funzionamento – ha quindi sottolineato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti - Ci sono più di un milione e centomila persone che vivono di politica: è un costo che questo Paese non si può permettere".

L’esercito di chi vive di politica dunque comprende parlamentari (nazionali ed europei), ministri, assessori (ai vari livelli) e amministratori locali. Questi vanno ridotti, ma per capire bene perché sia necessario un taglio, vediamo quanti sono più nello specifico.

Per quel che concerne parlamentari, ministri, amministratori locali, l’Italia ne ha oltre 144mila, tra questi vi sono: 1.270 presidenti, assessori e consiglieri regionali; 3.446 presidenti, assessori e consiglieri provinciali; 138.834 sindaci, assessori e consiglieri comunali. Bisogna poi aggiungere gli oltre 24mila consiglieri di amministrazione delle società pubbliche; oltre 45mila persone negli organi di controllo; 39mila persone di supporto degli uffici politici (gabinetti degli organi esecutivi nazionali e locali, segreterie di ministri, sindaci, presidenti di Regioni e Province, assessorati).

E, per concludere, 324mila i vari impiegati di apparato politico (portaborse, collaboratori gruppi parlamentari e consiliari, segreterie partiti, collegi elettorali) e 545mila soggetti con contratti di consulenze e incarichi. È quindi evidente quanto sia oneroso il peso che questi “dipendenti” della politica generano al Paese che, a dire il vero, è arrivato al punto di non poterselo più permettere.

L’Italia ha necessita di una spinta per la crescita che permette di venir fuori dalla recessione, le zavorre dovrebbero essere eliminate quanto prima altrimenti la ripresa sarà tutt’altro che dietro l’angolo. Le soluzioni ci sono. Lo stesso Angeletti ha concluso che "si può rendere il nostro sistema più efficace, riducendo le tasse sul lavoro e sui pensionati".

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