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Disoccupazione giovanile al 40%, allarme rosso

del 10/10/2013

Disoccupazione giovanile al 40%, allarme rosso

Come accade spesso nella nostra cara Italia, sembra che quanto più si parla dei problemi tanto meno si fa per risolverli, cosa quanto mai evidente in questi ultimi due anni amaramente segnati dalla più grave crisi economica degli ultimi cento anni. È questo il caso della chiacchieratissima disoccupazione giovanile: ne abbiamo sentito parlare migliaia di volte, dai salotti patinati degli studi televisivi ai pulpiti delle campagne elettorali. Eppure, i dati relativi alla disoccupazione della fascia di italiani fra i 15 ai 24 anni, non solo confermano il trend negativo già conosciuto da tempo ma continuano a seguire una tendenza al peggioramento.

Ad oggi, siamo oltre il 40%. In gergo militare, si parla di “allarme rosso”. È una situazione di grave emergenza, dato che una disoccupazione giovanile così dilagante decreta lo stallo totale delle dinamiche dell’ingresso nel mondo del lavoro.

Niente da fare, dunque, per più di quattro giovani su dieci. Non si tratta, come recitano i soliti pregiudizi da quattro soldi, di una generazione che non si abbassa a fare i lavori più umili o che attende “schizzinosa” l’occupazione desiderata: non c’è semplicemente lavoro.

L’Istat, costantemente al lavoro nella verifica di questi dati determinanti per la nostra nazione e la situazione globale della sua economia, parla chiaro: l’apice è stato toccato ad Agosto di quest’anno, quando la percentuale di giovani inoccupati è addirittura salita di 0,4 punti percentuali e di ben 5,5 punti su base annua.

È giusto ricordarlo: mai nulla di simile era successo in Italia. Sforare la soglia del 40% dei giovani senza lavoro è un dato assai sconcertante e non fa sperare nulla di buono per tutta l’economia del Paese.

E se si sposta lo sguardo alle rimanenti fasce d’età? Sul fronte disoccupazione degli italiani adulti, i dati non sono certo confortanti: anche se inferiore a quello relativo ai giovani, il tasso di disoccupazione globale nazionale è attualmente pari al 12,2%, con un aumento pari allo 0,1% rispetto a Luglio 2013.

Spiragli in rosa

Una piccola nota di riflessione: dai dati si evince che, accanto all’ulteriore cedimento dell’occupazione maschile – meno 0,2% -, si è registrato un lieve aumento dell’occupazione femminile, più 0,2%.

Non si può che leggere questa tendenza inversamente proporzionale, come un’ultima e disperata corsa ai ripari dei nuclei familiari italiani: molto spesso, evidentemente, dinanzi al dileguarsi del posto di lavoro del marito, le donne si rimboccano le maniche e cercano un’occupazione compensativa.

E l’Europa?

Non è una novità se lItalia risulta in coda alla lista delle nazioni europee per ciò che riguarda lo sviluppo e la messa in atto delle migliori strategie per risollevare le sorti del mercato del lavoro. Peggio di noi solo la Spagna riguardo ai dati sulla disoccupazione: gli spagnoli hanno toccato quota 56%. Ovviamente, non è certo una notizia che ci tira su il morale.

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