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Bollette incomprensibili, i disagi dei consumatori

del 02/10/2013

Bollette incomprensibili, i disagi dei consumatori

Se si pensa al mercato dei consumi generici, si pensa ai beni come accessori, gioielli, elettrodomestici, mobili, auto o vacanze. Ma ci sono altre spese inevitabili per le famiglie legate ai consumi. Si tratta, oltre a quelle relative alle tasse, alle cure sanitarie e alle rate di mutui o affitto, delle spese per le bollette dei servizi come gas, luce e acqua (in molti casi si aggiunge anche il canone condominiale).

Di recente, uno studio della Confcommercio, ha esaminare questi consumi che gravano sul bilancio delle famiglie rilevando che le cosiddette spese obbligate sono passate dal 32,2% al 40,5% a fronte, però, di un reddito fermo a quello di 25 anni fa. Si tratta di una spesa per una categoria di consumi che, oltre ad essere inevitabili, sono anche “astratti” ovvero quando andiamo a pagarli sono già stati utilizzati. Sulle bollette dei servizi, inoltre, grava un numero sempre in crescita di imposte di vario tipo che fanno lievitare il costo finale cui pagamento non può essere rimandato. Per alcuni servizi infatti, il mancato saldo causa la sospensione della loro erogazione.

In realtà il costo effettivo del servizio sarebbe anche gestibile con il budget familiare ma la cifra lievita con l'aggiunta di tutte le varie imposte applicate. Spesso, dunque, le famiglie si trovano a rimandare finché è possibile il pagamento delle bollette (a cui si aggiunge, con il ritardo, il pagamento delle inevitabili more) per dare priorità ad altre spese importanti come la rata del mutuo. Alla rabbia che questo aumento incontrollato genera nei consumatori si aggiunge quella della difficoltà di lettura delle bollette, spesso davvero impossibili da codificare. Sulla bolletta dell'energia elettrica ad esempio, bisogna districarsi fra una miriade di voci pressoché sconosciute ma che in realtà fanno aumentare notevolmente il prezzo finale. Accanto al costo reale dell'energia consumata troviamo importi relativi a “picchi”, “fuori picchi”, “generazione” o la non meglio definita “perdita di rete”.

È evidente che a poco è servito l'intervento dell'Autorità Garante per l’Energia Elettrica e il Gas che, dal primo gennaio 2011, ha imposto la semplificazione della lettura della bolletta. Questo provvedimento è stato la naturale conseguenza del Decreto Bersani che nel 2007 aveva liberalizzato il mercato dell'energia. Oltretutto era una richiesta avanzata anche dall'Unione Europea che in altre nazioni ha avuto una risposta immediata. Fino al 2007 infatti, il monopolio elettrico era in mano all'Enel. Dopo la realizzazione del mercato libero, i consumatori hanno potuto scegliere il gestore che più preferivano ma, nonostante questo, le bollette continuano ad essere di difficile lettura e basate su un calcolo di consumi stimati e non reali. Pure l'Antitrust ha tentato di fare ordine in questa giungla di stime e consumi presunti applicando perfino sanzioni salate ma ancora gli italiani continuano a non pagare quanto realmente consumato. E in tutto questo chi è che ci rimette? Ovviamente le famiglie.

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