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Lombardia e usato, boom di imprese

del 02/09/2013

Lombardia e usato, boom di imprese

L’usato entra sempre più spesso nelle abitudini degli italiani.

La ragione principale è, com'è prevedibile, la crisi economica che spinge le persone ad acquisti più oculati e alla ricerca del prezzo più conveniente. Dai banchi dei mercati ambulanti ai negozi in conto terzi, dalle cooperative sociali al classico negozio di rigatteria, non c’è città in Italia che non abbia un punto vendita di oggetti, libri, articoli per bambini, casalinghi, mobili, elettrodomestici tutti rigorosamente usati.

Quello che sorprende, a guardare i dati diffusi dalla Camera di Commercio di Milano, è che sia la Lombardia la Regione capofila di questo tipo di attività ,con 517 imprese sulle 3.283 censite nel secondo trimestre del 2013 che equivalgono a ben il 15,7% del totale nazionale. Nella particolare classifica sul podio si collocano anche il Lazio, con 430 imprese, e la Toscana con 386 attività.

A farla da padrona sono soprattutto i mobili antichi e i pezzi d'antiquariato con 242 imprese, corrispondenti al 46,8% del totale, che si dedicano alla rivendita di questi articoli sul territorio lombardo. A trainare la crescita del settore nel 2013 sono stati in particolare l'oggettistica e l'abbigliamento usato, che hanno fatto registrare un incremento pari al 27,3%.

A sentire i rappresentanti del settore dell'usato uniti nella Rete Nazionale Operatori dell'Usato (Rete ONU), il cambio di tendenza tra gli italiani risulterebbe ancora più marcato. Sono ormai milioni le persone che in Italia si rivolgono alle varie attività dell'usato per trovare ciò che cercano, vuoi per la crisi economica che induce a risparmiare, ma anche per una crescente consapevolezza ecologica e per il gusto della ricerca e dell'originalità.

Secondo le stime del Comitato Scientifico dei "caschi blu dell'usato", il settore conta almeno 50mila operatori e 80mila persone impiegate. Tale stima può apparire in contraddizione con i dati forniti dalla Camera di Commercio di Milano, per il semplice fatto che nelle valutazioni non sono stati considerati alcuni segmenti, in particolare ad esempio l’ambulantato.

Gli ambulanti che, in termini di impiego, rappresentano la parte preponderante del settore, vengono infatti spesso inclusi in tabelle merceologiche più generali.

Esistono anche le categorie degli hobbisti e degli informali, che espongono la loro merce periodicamente o, comunque, senza regolarità e per questa ragione sfuggono a rigorosi censimenti quantitativi. In alcuni territori come Roma questi ultimi rappresentano quasi l'80% del settore e l'unica stima esistente risale al 2007 a cura dell'associazione “Occhio del Riciclone”.

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