La Suprema Corte Cassazione
penale - sez. I, sentenza del 10 maggio 2013 n° 20200 - rigettava un ricorso ritenendolo infondato,
rilevando che la natura molesta delle molestie mediante contatto telefonico è
direttamente connessa non tanto alla qualità dei contatti telefonici (essendosi
trattato di telefonate “mute”), quanto al loro numero, essendosi trattato, come
d’altronde ammesso dal ricorrente, di ben dodici chiamate nell’arco di sette
giorni.
La Suprema Corte, con la sentenza in oggetto, è giunta ad avvalorare l’indirizzo prevalente affermatosi in merito, confermando, nel silenzio del legislatore, che il reato di cui all’art. 660 c.p. può essere realizzato anche con una sola azione di disturbo (Cass. Sez. I, 22 aprile 2004- 19 maggio 2004 n° 23521) .
