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Storia e funzione del Trust

del 12/08/2013

Il Trust nasce nell’Inghilterra medioevale, quando, ai tempi delle Crociate, i cavalieri in partenza alla volta della Terra Santa erano soliti lasciare i propri beni in custodia ad amici fidati che restavano in patria. Nel caso in cui il cavaliere non fosse tornato, tali beni sarebbero stati trasferiti ai suoi successori, ovvero sarebbero rimasti ancora in custodia a favore della sposa e dei figli, finché uno di questi ultimi non avesse raggiunto la maggiore età.

Il termine inglese Trust – letteralmente “fiducia” – ricorda proprio il sentimento alla base di questa relazione. In alcuni casi, qualcuno di questi “amici” (trustee ante litteram) cedeva alla tentazione di tenersi i beni affidatigli da un amico troppo fiducioso. Le corti Equity inglesi deliberarono a favore dei beneficiari di questi primi Trust e posero le premesse perché l’istituto si consolidasse nei secoli.

Il fatto che i beni di alcune famiglie inglesi si siano tramandati di generazione in generazione nel Medio Evo ai nostri giorni senza uscire dall’ambito della stessa famiglia è una prova dell’efficacia e della flessibilità del Trust.

Molte famiglie di industriali nel mondo anglosassone, a partire dalla fine del settecento, si sono servite del Trust per rimettere ad un professionista di fiducia le questioni relative alla successione difigli e nipoti, alla guida dell’azienda, al mantenimento di un nucleo di azionisti, afferenti alla stessa famiglia, e più in generale alla gestione e alla determinazione del patrimonio personale ed aziendale.

Grazie alla sua flessibilità, il Trust permette di perseguire una molteplicità di finalità meritevoli di tutela nel nostro ordinamento e consente di ottenere un effetto protettivo di beni e diritti, detto di segregazione, di portata generale e utilizzabile da una pluralità di soggetti.

Condizione indispensabile affinché il Trust svolga la sua funzione protettiva è che colui (settlor) che istituisce un Trust:

- Non abbia pregresse situazioni di debito patologiche

- Attui un effettivo affidamento (spossessamento) in favore del trustee

- Persegua solo fini leciti

In Italia ancora non è stata introdotta una normativa inerente al Trust, tuttavia il nostro Paese è stato uno dei primi a sottoscrivere (a l’Aja nel 1985) e ratificare con legge (la n.ro 364 del 1989) la Convenzione sulla legge applicabile al Trust ed al loro riconoscimento.

La fiscalità del Trust è stata recentemente oggetto di una dettagliata regolamentazione tributaria che ha dato risposta ad una sentita domanda di certezza che proveniva dagli operatori:

- Ai fini delle imposizione indiretta, grazie all’art. 6 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, che ha allargato ai “vincoli di destinazione” l’ambito di applicazione della novellata imposta sulle successioni e donazioni;

- Ai fini delle imposizione diretta, grazie all’art. 1, commi da 74 a 76 della legge finanziaria 2007, che hanno introdotto disposizioni in materia di Trust nell’art. 73 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (“t.u.i.r.”).

La scelta di istituire un Trust si basa sulla costatazione che tale strumento sia l’unico nel nostro ordinamento giuridico che consente in modo efficace e completo di realizzare i desideri e gli interessi meritevoli di tutela di un cittadino.

Nel Trust assumono rilevanza i seguenti elementi:

Il settlor (disponente), colui (anche soggetto giuridico) che trasferisce il diritto o il bene al trustee; tecnicamente si può affermare che nel trustee (intestatario formale) e beneficiari (proprietà sostanziale). Il bene risulta formalmente intestato al trustee che tuttavia non ne è il “vero” proprietario. Tale operazione comporta il riconoscimento, in tutte giurisdizioni internazionali,compresa quella italiana, dello spossesso dei beni de facto segregati e quindi non aggredibili da terzi.

Il trust deed, o regolamento del Trust, è il documento che gestisce i beni o i diritti contenuti, fungibili o infungibili, secondo i desideri del settlor, espressi attraverso la letter of wishes, e seguendo le regole della giurisdizione scelta per il Trust stesso. I frutti di tali beni possono essere cumulati nel Trust o distribuiti ai beneficiari.

Il trustee, persona fisica o giuridica (Trust Company) che diviene formalmente intestatario dei beni o dei diritti conferiti nel Trust e che ha il diritto-dovere di amministrarli a favore dei beneficiari. Il trutee non confonde i beni del Trust con i propri, per cui i beni conferiti in Trust costituiscono un patrimonio autonomo che non può essere aggredito da eventuali creditori del trustee. Il trustee è legato da un contratto fiduciario attraverso gli quale gli viene imposto di seguire ogni disposizione contenuta all’interno del trust deed.

Il beneficiario o beneficiari del Trust, che sono coloro che godono dei benefici del Trust.

Non è necessaria l’esistenza dei beneficiari; ad esempio nei Trust di scopo i beneficiari non esistono;

Il protector, colui che controlla la corretta amministrazione del Trust da parte del trustee.

Tutti i beni facenti parte del patrimonio familiare e aziendale di un soggetto possono entrare in un

Trust, ad es. titoli di credito, conti bancari e somme di denaro, azioni di aziende di famiglia, quote di

società immobiliari, preziosi ed opere d’arte, quote di fondi comuni di investimento, azioni quotate in Italia o all’Estero, immobili.

In un Trust può entrare sia la piena proprietà sia la nuda proprietà di un bene.

Le modalità di trasferimento al trustee dipenderanno dalle caratteristiche dei diversi beni, il che richiede una valutazione tecnica e fiscale attenta e particolareggiata di ogni singola situazione. Il Trust costituisce uno strumento utile per perseguire numerose finalità tra le quali:

In ambito familiare:

o Mantenimento del patrimonio della famiglia unito nel tempo;

o Tutela dei figli minori in costanza di separazione o divorzio;

o Sostegno economico ai figli che si sposano;

o Assistenza a soggetti handicappati, deboli, malati;

o Adempimento di obblighi morali.

In ambito commerciale:

o Controllo di un gruppo industriale;

o Gestione di patti di sindacato;

o Gestione di operazioni di investimento congiunto in una società;

o Costituzione di garanzie per i creditori;

o Alienazione di beni gravati da pesi;

o Incasso di crediti e loro distribuzione.

Consapevoli del fatto che quanto enunciato in questo memorandum non possa in alcun modo illustrare in maniera esaustiva un tema estremamente articolato e complesso quale quello del Trust, ci auguriamo che abbia fatto sorgere in chi lo legge l’interesse e la curiosità di approfondire la conoscenza di uno strumento che riteniamo avrà in futuro un sempre maggiore impiego.

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COMMENTI

giulio

14/12/2017 21:45:49

Salve, vorrei sapere se il trust può essere usato per evitare i capital gains (ora al 21%) durante la fase di gestione di prodotti finanziari, rimandando la tassazione al momento del godimento da parte dei benificiari. Grazie Giulio.

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