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Le prenotazioni turistiche

del 06/08/2013

A fronte della naturalezza con cui pressoché chiunque, nella vita quotidiana, sa effettuare una prenotazione (sia essa telefonica oppure effettuata mediante il sito internet dell’hotel scelto per le proprie vacanze) non corrisponde, va detto, altrettanta chiarezza, tra i privatisti, in merito a quale natura giuridica tale dichiarazione abbia.


Il problema non è meramente speculativo poiché è dalla qualifica giuridica che si deciderà di conferire alla prenotazione che discenderanno gli effetti, più o meno vincolanti, di un’e-mail, di una telefonata al ristorante o dell’iscrizione ad un portale di booking.


La tesi tradizionale  vede nella prenotazione del cliente l’accettazione di un’offerta al pubblico (in concreto costituita, ad esempio, dalle insegne esposte fuori dell’hotel o da messaggi pubblicitari). 


Seguendo questa impostazione, il contratto sottostante (di albergo, di ristorazione, ecc...) dovrebbe considerarsi concluso al momento della prenotazione stessa, ai sensi dell’art. 1336 cod. civ., con conseguenze assai gravose per il cliente il quale, in caso di disdetta, si troverebbe a recedere unilateralmente da un contratto già concluso, con tutto ciò che ne consegue, a seconda delle interpretazioni, in tema d’inadempimento e di risarcimento del danno.


Da un altro punto di vista, il cliente sarebbe ulteriormente sprovvisto di tutela qualora, ad esempio, l’albergatore (ossia il proponente, secondo questa tesi) ometta di avvisarlo della sopravvenuta indisponibilità di alloggi (sempre che, beninteso, tale obbligo informativo non sia stato assunto ed esplicitato nell’offerta).


A questa obiezione ha cercato di porre rimedio altra giurisprudenza la quale ha sottolineato (se mai ce ne fosse stato bisogno!) che, ad esempio, una conversazione telefonica potrebbe comunque non costituire “prenotazione” ma mera richiesta di informazioni.


Alla luce di queste oscillazioni giurisprudenziali si è infatti diffusa la prassi, in capo agli esercenti, di richiedere una conferma scritta della prenotazione telefonica da inviarsi tramite fax o e-mail, nella quale viene spesso chiesto il numero della carta di credito.


Su un altro versante si pongono quegli orientamenti volti a considerare la prenotazione come un rapporto preliminare, attinente più alle trattative che al contratto definitivo tout court.


Si è anche parlato di contratto preliminare unilaterale dal lato del proponente ma anche questa ricostruzione è stata criticata poiché, nella prassi, l’albergatore non effettua un’ulteriore dichiarazione per concludere il contratto ma il contratto si considera concluso anche dalla mera condotta del cliente (ad esempio, dalla sua presentazione in albergo alla data pattuita). 


La dottrina più recente è orientata, piuttosto, a qualificare la prenotazione come contratto atipico con prestazioni a carico del solo albergatore, contratto che, in caso di depositi cauzionali o di penali, avrà natura onerosa.


Passando più specificamente all’ambito alberghiero, si ritiene che le prenotazioni effettuate tramite il sito istituzionale dell’hotel, così come quelle svolte telefonicamente o via e-mail rientrino tra i “contratti a distanza” ai sensi dell’art. 50, lett. a) del Codice del Consumo, la cui disciplina prevede, tra le altre cose, l’obbligo dell’albergatore d’inviare al turista una conferma per iscritto in merito alla disponibilità dell’alloggio, al prezzo e agli altri elementi dell’accordo.


Ciò detto, una delle principali criticità a danno del turista è sicuramente il fenomeno del cd. “overbooking”, consistente nella prassi, in capo agli operatori turistici (siano essi gestori di strutture recettive o imprese di trasporto), di accettare prenotazioni in numero superiore ai posti effettivamente disponibili e ciò sulla considerazione statistica che alcune di esse vengono poi disdette all’ultimo momento.


La necessità di tutela del turista - consumatore si presenta nel caso in cui la valutazione statistica si rivelasse sbagliata e tutti i turisti che hanno effettuato la prenotazione si presentassero all’esercente.


C’è un caso in cui la prenotazione non è preparatoria ma è parte integrante del contratto definitivo ed è costituito dalla vendita di pacchetti turistici, disciplinata dall’art. 36, lett. d) del Codice del Turismo (uno dei pochi articoli rimasti in vigore): esso prevede che il contratto debba menzionare l’importo, non superiore al 25% del prezzo, da versarsi all’atto della prenotazione e si specifica che esso è versato a titolo di caparra (da intendersi come penitenziale, ossia corrispettiva del diritto di recesso, cfr. art. 1386 cod. civ.).


Diverso, anche se similare, è il caso delle cd. “prenotazioni garantite” o “confermate” laddove viene chiesto, dall’esercente, il numero della carta di credito.


In questi casi, di solito, l’esercente concede un termine per recedere senza penalità; oltre questo termine, all’atto della disdetta egli sarà legittimato a prelevare l’eventuale acconto dalla carta di credito o richiedendone comunque il pagamento.


Nel caso di specie non si tratta di una vera e propria caparra ma di acconto sul prezzo finale e sarà disciplinato dalle condizioni contrattuali previste nel caso specifico.


Trattandosi di acconto e non di caparra (secondo la tesi prevalente), l’albergatore sarà tenuto a restuire al cliente, in caso di disdetta, l’importo versato in eccedenza rispetto al costo della camera per una notte e ciò garantisce sicuramente una maggiore protezione per il cliente stesso.


È noto che questa prassi, che legittima l’albergatore ad addebitare somme su carta di credito senza la necessaria firma del titolare della stessa, può dar luogo ad abusi quando non anche a condotte fraudolente; tuttavia, a riguardo, il Codice del Consumo prevede un obbligo dell’istituto di emissione della carta a riaccreditare al consumatore le somme prelevate in eccedenza rispetto al prezzo pattuito.


Merita ora cenno il fenomeno del cd. “allotment”, consistente in un accordo tra gestori di strutture ricettive e tour operator con il quale quest’ultimo prenota anticipatamente (a condizioni più favorevoli) un certo numero (ad esempio) di alloggi per un periodo definito con l’obiettivo (ma non l’obbligo) di venderli tutti.


Unico obbligato, in questo caso, è l’esercente (albergatore), il quale è tenuto a mantenere le disponibilità promesse.


Il tour operator sarà obbligato a versare all’esercente il prezzo dell’alloggio solo qualora riesca effettivamente a vendere l’offerta stessa.


Quest’ultima modalità è invalsa presso le associazioni degli albergatori e accettata dai tour operator quanto meno nelle località tradizionali, laddove il rischio d‘insuccesso è piuttosto basso e dove comunque l’applicazione di prezzi vantaggiosi permette di attirare maggiore clientela verso la vendita dei servizi proposti.

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