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Incidenti stradali: rivalsa del datore di lavoro

del 07/06/2013

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Incidenti stradali: rivalsa del datore di lavoro

Pochi datori di lavoro chiedono il risarcimento nel caso in cui un loro dipendente sia vittima di un incidente stradale, rinunciando ad un loro diritto.

Nel caso in cui il dipendente sia vittima e non responsabile dell'incidente, gli enti previdenziali (Inps e Inail) garantiranno una quota della retribuzione, per poi rivalersi sull'assicurazione del responsabile del sinistro; allo stesso tempo  resteranno a carico del datore di lavoro, in base alla normativa speciale ed alla contrattazione collettiva, i costi che matureranno per il suo dipendente (retribuzione, contributi, ferie, 13a, 14a, TFR, gratifiche, indennità di malattia, ecc.) durante tutto il periodo in cui quest’ultimo resterà assente dal luogo di lavoro a causa delle lesioni riportate nell'incidente, pur non avendo alcuna responsabilità, subendo pertanto un danno ingiusto. In questi casi è riconosciuta (per tutte Cass. civ., Sez. Un., 12.11.1988 n. 6132)  la risarcibilità del danno patrimoniale patito dal datore di lavoro “per la mancata utilizzazione delle prestazioni lavorative del proprio dipendente, la quale integra un ingiusto pregiudizio a prescindere dalla sostituibilità o meno dello stesso.

Tale pregiudizio, in difetto di prova diversa, è liquidabile sulla base dell’ammontare delle retribuzioni e dei contributi previdenziali, obbligatoriamente pagati durante il periodo di assenza dell’infortunato, atteso che il relativo esborso esprime il normale valore delle prestazioni perdute (salva restando la risarcibilità dell’ulteriore nocumento in caso di comprovata necessità di sostituzione del dipendente)”. 

Inoltre è pacifico che tale danno per l’invalidità temporanea del dipendente, causata dal soggetto responsabile del sinistro stradale, andrà risarcito da quest’ultimo, sussistendo un nesso eziologico tra l’evento lesivo ed il pregiudizio economico che per suo tramite è derivato al diritto di credito del datore di lavoro.

Altro aspetto determinante è l’acclarata possibilità del datore di lavoro di esercitare l’azione risarcitoria di rivalsa direttamente nei confronti della compagnia di assicurazione per la Rca del responsabile del sinistro. La giurisprudenza costante della Suprema Corte (vedasi per tutte Cass. civ., sez. III, 4/11/02 n. 15399 e Cass. civ., sez. III, 21/10/91 n. 11099) ha infatti chiarito che: “Nella nozione di danneggiato dalla circolazione il veicolo o natante soggetti all’obbligo assicurativo, in relazione al quale l’art. 18 della L n. 990/69 (oggi assorbito dall’art. 144 del Codice delle Assicurazioni) prevede l’azione diretta contro l’assicuratore, vanno incluse, non soltanto le persone direttamente e fisicamente coinvolte nell’incidente, ma tutte quelle che abbiano subito un danno in rapporto di derivazione causale con l’incidente medesimo, e, quindi anche il datore di lavoro, in relazione al pregiudizio subito per l’invalidità temporanea del dipendente, considerato che tale estensione di quell’azione diretta, al di là delle specifiche ipotesi di responsabilità contemplate dall’art. 2054 c.c., è imposta dal coordinamento del citato art. 18 con le altre disposizioni della legge, in particolare art. 21, 27, e 28 (oggi assorbiti e recepiti ripettivamente dagli artt. 128, 140 e 144 del Codice delle Ass.) e della ratio della norma stessa, rivolta ad accordare la suddetta azione con riferimento a tutti gli effetti patrimoniali negativi della circolazione del veicolo assicurato”. 

Ciò detto, dalla sopra esaminata disciplina deriva anche un’importante valutazione in tema di prescrizione del diritto di ottenere il risarcimento del danno in rivalsa per il datore di lavoro.

Trattandosi di un’azione per il risarcento di un danno subito per fatto illecito del terzo prodotto dalla circolazione di veicoli di ogni specie, il diritto si prescriverà in due anni, così come previsto dall’art. 2947, 2° comma, c.c. (per tutte Cass. civ. sez. III, 09/02/2010 n. 2844): pertanto il datore di lavoro avrà due anni di tempo dalla data del sinistro per esercitare la propria azione risarcitoria di rivalsa (salvo atti interrottivi della prescrizione).

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