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Controllo degli accessi ad internet del dipendente

del 20/05/2013

E’ pacifico che il datore di lavoro può riservarsi di controllare l'adempimento della prestazione lavorativa ed il corretto utilizzo degli strumenti di lavoro da parte del dipendente; è altrettanto vero che è tenuto a rispettare la libertà e la dignità dei lavoratori.

Per questo nello Statuto dei lavoratori è previsto il divieto di installare "apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell'attività dei lavoratori"; tra queste sono ricomprese strumentazioni hardware e software per controllare gli accessi ad internet e monitorare le e-mails.

La stessa Corte di Cassazione (sent. 4375/10) ha ribadito l’illegittimità del licenziamento irrogato nei confronti di un dipendente che aveva effettuato connessioni ad internet in orario lavorativo per motivi personali in considerazione del fatto che il datore di lavoro aveva acquisito questa informazione tramite un sistema di controllo approntato al solo scopo di vigilare sui dipendenti.

Recentemente la Corte ha affermato che il controllo della posta elettronica e degli accessi ad internet da parte del datore di lavoro per verificare la corretta esecuzione della prestazione è vietato (sent. 2722/12).

Questa pratica è considerata legittima qualora siano emersi elementi di fatto tali da raccomandare l’avvio di una indagine retrospettiva per violazioni tanto gravi da giustificare un licenziamento per giusta causa.

Ancora il Garante della Privacy ha fatto notare che può risultare dubbio se il lavoratore utilizzi la posta elettronica operando quale espressione dell'organizzazione datoriale o ne faccia un uso personale. Per questa ragione ha suggerito al datore di lavoro di rendere disponibili indirizzi di posta elettronica condivisi tra più lavoratori eventualmente affiancandoli a quelli individuali, di valutare la possibilità di attribuire al lavoratore un diverso indirizzo destinato ad uso privato.

Addirittura ha raccomandato, in caso di assenza improvvisa o prolungata del dipendente, di fare in modo che l'interessato sia messo in grado di delegare un altro lavoratore a verificare il contenuto di messaggi e ad inoltrare al titolare quelli ritenuti rilevanti per lo svolgimento dell'attività lavorativa.

Statuto dei lavoratori, Corte di Cassazione e Garante della privacy tutelano il dipendente censurando gli indebiti comportamenti del datore di lavoro e condannandoli anche come violazioni del diritto alla privacy del lavoratore.

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