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Malattia rara:se sbaglia diagnosi il medico risponde!

del 21/03/2013

Malattia rara:se sbaglia diagnosi il medico risponde!

Anche se la malattia è rara il medico è responsabile quando sbaglia la diagnosi. Lo ha deciso la Corte di Cassazione di Bologna nella sentenza numero 6093 del 12 marzo 2013 accettando il ricorso fatto da una donna contro tre medici: un chirurgo, un anatomopatologo e un primario d'ospedale. I giudici hanno inoltre valutato come superficiale il giudizio della Corte d'Appello che non aveva invece attribuito alcuna colpa medica ai professionisti.

Nel 1995 la donna era stata ricoverata al Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna. La diagnosi, confermata da tutt'e tre i medici, non le lasciava scampo: una neoplasia maligna, ovvero un cancro. La paziente era stata quindi trasferita al reparto di oncologia dell'ospedale di Budrio e sottoposta a chemioterapia fino al 1996. La neoplasia non progrediva e i markers tumorali continuavano ad essere nella norma. I medici di Budrio decisero allora di verificare la diagnosi dei colleghi e si resero conto che non si trattava di un cancro bensì di una rara forma di tumore benigno.

Una vicenda finita bene, per la donna, che però ha dovuto subire i dolorosi cicli di chemioterapia. Per questa ragione ha deciso di denunciare i medici che sbagliarono la diagosi ma la sua domanda è stata rigettata sia in primo che in secondo grado. Decisa a continuare la sua battaglia contro il Policlinico e i medici che le avevano fatto credere di avere il cancro e l'avevano sottoposta alla chemioterapia, la paziente si rivolge alla Cassazione che accetta il ricorso e condanna i medici cancellando così il vedetto “superficiale” con cui la Corte d'Appello li aveva assolti.

I giudici d'appello infatti avevano stabilito che la rarità della malattia rendeva l'errore dei professionisti “scusabile” sia perché non riconducibile a “imperizia, imprudenza e negligenza” sià per la possibilità di un'errata interpretazione diagnostica.

Di contro, la Suprema Corte sancisce che la responsabilità professionale di dolo o colpa grave del medico-chirurgo si riferisce solo alla perizia, mentre vanno quantificate l'imprudenza e la negligenza per stabilire l'adeguato risarcimento danni. Stabilisce, inoltre, che il rapporto fra medico e paziente è di natura contrattuale e la responsabilità del professionista va applicata in relazione a tale condizione.

La Cassazione identifica anche i doveri del primario. Egli deve “definire i criteri diagnostici e terapeutici” ed essere aggiornato sulle condizioni cliniche dei pazienti anche attraverso gli operatori sanitari. Gli Ermellini rinviano così la causa alla Corte d'Appello che ora dovrà rivalutare il caso con i nuovi elementi forniti dalla Cassazione.  

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